Ascolto e sequela

Dal Vangelo secondo Giovanni 10,27-30
In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Note per la comprensione del testo
– Nel capitolo 10 del vangelo secondo Giovanni Gesù si identifica con il pastore bello e buono che dona la vita per le pecore. È una delle immagini più potenti del Vangelo, quella che fin dai primi tempi della storia della Chiesa ha colpito i cristiani, tanto che ritroviamo questa immagine nelle catacombe a Roma.
Nel passaggio finale del capitolo, che ci viene proposto in questa IV domenica di Pasqua, Gesù, con tre frasi essenziali, ci presenta la relazione che esiste tra lui e le pecore e perché le pecore lo seguono.
– La prima espressione di questa relazione potrebbe essere definita “reciprocità”. Tra il Pastore bello e buono e le pecore esiste una relazione di conoscenza basata sull’ascolto reciproco: da una parte le pecore ascoltano la voce del pastore e tale ascolto consente loro di conoscere il Pastore, di fidarsi del suo invito a seguirlo; ma anche il Pastore conosce le pecore, le chiama per nome (aveva detto poco sopra), vuole loro bene fino ad essere disponibile a donare la vita per quelle pecore.
– La seconda espressione che definisce la relazione potrebbe essere definita con il termine “sicurezza”. Il Pastore, che noi identifichiamo con Gesù risorto, condivide con le pecore la vita eterna, quella vita che consente loro di permanere nella relazione, sicure da chiunque volesse strapparle dalla mano del Pastore.
– Nella terza frase del testo Gesù esce dall’immagine del Pastore e si definisce come il Figlio amato che rende partecipi le pecore di una relazione profonda con il Padre, condizione che consente di avere la vita eterna. “Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo” (Gv 17,3)

In questa domenica la Chiesa di tutto innalza una particolare preghiera per le vocazioni.
Vivere la vocazione (qualunque questa sia) significa entrare in questa relazione con il Figlio, ascoltare la sua voce e seguirlo fiduciosi che seguendo lui possiamo vivere quella vita che è libera da tutti gli aspetti connessi alla morte. Non si tratta di intraprendere un lavoro piuttosto che un altro; non si tratta neppure di fare una cosa che ci appassiona piuttosto che un’altra. La vocazione è per tutti i cristiani, e in particolare per coloro che scelgono di seguire Gesù più da vicino, una vita vissuta in questa relazione fiduciosa con Gesù al quale si affida la propria vita certi che nessuno può strapparla dalla sua mano e che lui stesso ci condurrà là dove la nostra vita potrà diventare esperienza di vita eterna. Una preghiera particolare la innalziamo al Signore per coloro che nella Chiesa sono chiamati a dare il volto e la voce a Gesù buon pastore perché attraverso di loro il Signore possa chiamare molte pecore a seguirlo per trovare la vita eterna.

Domande per la riflessione e la condivisione:
– Come vivo la mia reciprocità con il Pastore? Come l’ascolto della sua voce mi conduce a seguirlo con fiducia?
– Percepisco e vivo quella sicurezza che il Signore è capace di infondere in coloro che si affidano a lui? Cosa mi impedisce di vivere tale sicurezza? Cosa la alimenta, invece?

Preghiera (Salmo 99)
Acclamate il Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza.

Riconoscete che solo il Signore è Dio:
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo.

Perché buono è il Signore,
il suo amore è per sempre,
la sua fedeltà di generazione in generazione.

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