Tu sei mio figlio, l’amato

Lc 3,15-16. 21-22 (Domenica del Battesimo di Gesù)

Una parola scende dal cielo su Colui che è la Parola che si è fatta carne.
E’ una parola che accompagnerà Gesù lungo tutto il ministero pubblico di annuncio del Regno, fino alla Pasqua. E’ la parola in cui Gesù cercava riposo nelle sue notti di preghiera e in cui cercava consolazione nei momenti difficili come quelli del Getsemani. E’ infine la parola che ha consentito a Gesù, nel momento supremo della sua morte in croce, di consegnare il suo spirito nella mani del Padre, completamente abbandonato alla Sua volontà, perché consapevole che quella volontà era solo amore.

Quella parola da cielo viene anche per noi.
In primo luogo per aiutarci a riconoscere chi sia veramente Gesù. Sappiamo come il termine Messia possa essere ambiguo (ognuno se ne fa una sua idea di come debba essere il Messia); Gesù ci viene rivelato come il Figlio di Dio amato, ed è su questo che il Vangelo ci chiede di concentrare la nostra professione di fede, perché è questo che rappresenta l’essenziale della fede che il Vangelo vuole suscitare in noi.
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. (Gv 20,30-31)

In secondo luogo quella parola scende dal cielo per noi che, mediante il Battesimo (quello in Spirito santo e fuoco) siamo diventati “figli nel Figlio“.
Quella parola che scende dal cielo su Gesù, a partire dal Battesimo, è vera anche per noi. Il Padre ci dice: “tu sei mio figlio, l’amato”, e in questa frase si racchiude tutto il mistero della nostra salvezza. Scoprire di essere figli e di essere amati e di vivere come tali nella relazione con il Padre e con i fratelli è la sintesi di tutto il Vangelo di Gesù Cristo.

Condividendo le nostre risonanze sul vangelo di questa domenica, alcuni dei giovani del seminario affermavano che non è semplice ricordarsi quotidianamente questa verità essenziale della nostra vita cristiana. Mi sono venute in mente tre modalità semplici che la Chiesa ci mette a disposizione per aiutarci in questa memoria grata.
– La più semplice di tutte è la preghiera del “Padre nostro”: pregando come Gesù ci ha insegnato, noi ravviviamo in noi la memoria di quella parola che ci aiuta a comprendere chi noi siamo nella verità più profonda di noi stessi: figli di Dio amati. Il “Padre nostro” non è una preghiera da recitare, ma una relazione da ravvivare.
La lettura e la meditazione del Vangelo ci aiutano quotidianamente a riflettere il nostro volto nel volto di Cristo, Figlio unigenito del Padre, dal quale impariamo ad essere figli di Dio e a vivere la nostra vita in modo che il Padre possa compiacersi in noi.
– La partecipazione all’eucaristia, come la celebrazione del sacramento della riconciliazione, ci consentono di ravvivare in noi quella grazia che ci rende figli di Dio, non in virtù di carne o di sangue, ma perché in Cristo riceviamo “grazia su grazia” (Cfr. Gv 1).

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi
mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d’amore della sua volontà,
a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
(Ef 1,3-6)

La nostra vita cristiana non è altro che un cammino alla sequela di Gesù per imparare da lui a vivere da figli di Dio, accogliendo la volontà del Padre perché in noi lui possa compiacersi e noi possiamo partecipare alla vita eterna.

5 pensieri su “Tu sei mio figlio, l’amato

  1. Mi ha colpito l atteggiamento del popolo che era in attesa di capire, di sapere quale rivelazione si stesse compiendo riguardo a Giovanni e a Gesù. Mi chiedo se ancora noi cristiani abbiamo un cuore aperto all’ attesa, all’ accoglienza ricca di speranza che qualcosa di Nuovo si riveli, o se spesso chiudiamo il cuore perché oppresso dalle delusioni e dalle troppe voci che urlano nel nostro quotidiano. Preghiamo che i cuori e le orecchie sappiano udire con perseveranza e speranza il sussurro di Dio e sappiano cogliere i segni della sua presenza nella nostra realtà.

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  2. questa Parola fa risuonare in me la frase “in te ho posto il mio compiacimento”
    In questo tempo di fatica, di visione dei futuro a volte un pò scoraggiante, anche di smarrimento per certi versi .. mi viene detto che Dio ha posto in me, in ognuno di noi, il proprio compiacimento. Che grazia.. ognuno di noi è davvero troppo prezioso per perdersi nelle fatiche della quotidianità. Lui mi ha creato e trova in me il Suo compiacimento. Prego il Signore perchè le mie giornate siano allora davvero un valorizzare ciò che sono, ciò che mi è stato donato, secondo lo stile di Gesù, mettendomi al servizio con passione e gratuità.
    Aiutami Signore a vivere con gioia.

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  3. Innanzitutto un suggerimento… sarebbe meglio che tu riportassi anche il testo del vangelo, così da non doverselo andare a cercare altrove…
    Venendo poi alle suggestioni del testo in questione, mi ha colpito la spiegazione di don Davide nell’omelia della messa all’espressione “sciogliere il legaccio dei sandali”: non si tratta tanto di una professione di umiltà da parte del Battista, ma fa riferimento alla legge ebraica del levirato; la vedova senza figli doveva essere presa in moglie dal fratello per garantire una discendenza al defunto, se questo rifiutava un altro poteva prendere il suo posto con il gesto simbolico di togliere il sandalo all’avente diritto… Questioni di diritto matrimoniale a parte, il senso è quindi che “il popolo era in attesa” del Messia-Sposo, e Giovanni dichiara con questa espressione di non essere lui, né di voler prendere il suo posto! Finora non avevo mai sentito spiegare il passo in questo modo… Mi affascina anche il contrasto fra acqua e fuoco: “io vi battezzo con acqua; ma viene…colui che vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”! Forse noi cristiani abbiamo insistito troppo sull’acqua…e abbiamo perso il fuoco (e anche lo Spirito Santo!)!! Gesù stesso dice in un altro passo, sempre in Luca: “49Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! 50Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!” Temo sia questo che ci rende poco ,”attraenti”, soprattutto agli occhi dei giovani: manca il “fuoco”, la passione, l’entusiasmo, la gioia… perché dovrebbero avvicinarsi, se ci vedono come una noia mortale?

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