Frutti

Dagli Atti degli Apostoli 15,1-7
In quei giorni, alcuni, venuti [ad Antiòchia] dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: «Se non vi fate circoncidere secondo l’usanza di Mosè, non potete essere salvati». Poiché Paolo e Bàrnaba dissentivano e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Bàrnaba e alcuni altri di loro salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione. Essi dunque, provveduti del necessario dalla Chiesa, attraversarono la Fenìcia e la Samarìa, raccontando la conversione dei pagani e suscitando grande gioia in tutti i fratelli.
Giunti poi a Gerusalemme, furono ricevuti dalla Chiesa, dagli apostoli e dagli anziani, e riferirono quali grandi cose Dio aveva compiuto per mezzo loro. Ma si alzarono alcuni della setta dei farisei, che erano diventati credenti, affermando: «È necessario circonciderli e ordinare loro di osservare la legge di Mosè».
Allora si riunirono gli apostoli e gli anziani per esaminare questo problema.

Dal Vangelo secondo Giovanni 15,1-8
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Il frutto è motivo di gioia. Lo è per il Padre, che è glorificato per il frutto che portiamo. Lo è per Cristo, vite vera, che gode nel distribuire quella linfa energica che consente ai tralci di portare frutto. Lo è per i tralci che trovano nel frutto il valore del loro esistere. Il frutto è sempre motivo di gioia.
Il tralcio sterile è causa di delusione e di tristezza. La sterilità è testimonianza di una mancanza di vita. La vita, di per sé, è pensata per generare altra vita; se la vita non è generativa, se non è capace di far nascere altro da sé lascia una traccia di delusione.
La condizione per portare frutto, ci dice il Vangelo, è quello di rimanere uniti a Cristo, di vivere secondo la sua volontà e i suoi comandamenti, in particolare il comandamento dell’amore, che Gesù rinnoverà proprio in questo testo qualche versetto più avanti.

I frutti sono anche quelli che vengono dall’impegno missionario. Paolo e Barnaba, reduci dal primo viaggio missionario, narrano i prodigi del Signore, portano alla conoscenza di tutti il bene che il Signore ha realizzato attraverso l’annuncio del Vangelo; tale condivisione suscita una grande gioia tra quelli che ascoltavano i loro racconti. Sembra la reazione normale: di fronte ad una cosa bella, di fronte ad un frutto condiviso, non si può che gioire.
Ma qualcuno dentro la comunità, come già accadeva nel Vangelo di fronte ai miracoli di Gesù, sembra incapace di vivere questa gioia e si blocca su ciò che appare come contrario alla tradizione o ad una certa interpretazione della Legge. Non che non ci sia motivo di discussione e, in effetti, Paolo e Barnaba sono a Gerusalemme proprio per confrontarsi su questa questione, ma stupisce questa incapacità di lasciarsi andare alla gioia per la condivisione dei frutti.

Questa fatica è il sintomo di una durezza di cuore ed è una patologia spirituale molto diffusa anche nella comunità di oggi; occorre prenderla su serio e guardarsene. L’incapacità di saper riconoscere il bene, di saper condividere la gioia, è una resistenza allo Spirito. D’altra parte saper riconoscere il bene non impedisce di riconoscere anche le questioni problematiche e di saperle affrontare, ma, come vedremo, concede un animo molto diverso nel farsi carico dei problemi.

Una buona notizia: Saper riconoscere i frutti opera di Dio, saperli condividere; saperne gioire è la condizione per poter affrontare con animo retto anche le problematiche che si pongono sul cammino della comunità.

Per pregare: dal Salmo 121
Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme!

Gerusalemme è costruita
come città unita e compatta.
È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore.

Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide.
Chiedete pace per Gerusalemme:
vivano sicuri quelli che ti amano.

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