Qualcosa di meglio

Dalla lettera agli Ebrei 11,36-40
Fratelli, che dirò ancora? Mi mancherebbe il tempo se volessi narrare di Gedeone, di Barak, di Sansone, di Iefte, di Davide, di Samuèle e dei profeti; per fede, essi conquistarono regni, esercitarono la giustizia, ottennero ciò che era stato promesso, chiusero le fauci dei leoni, spensero la violenza del fuoco, sfuggirono alla lama della spada, trassero vigore dalla loro debolezza, divennero forti in guerra, respinsero invasioni di stranieri.
Alcune donne riebbero, per risurrezione, i loro morti. Altri, poi, furono torturati, non accettando la liberazione loro offerta, per ottenere una migliore risurrezione. Altri, infine, subirono insulti e flagelli, catene e prigionia. Furono lapidati, torturati, tagliati in due, furono uccisi di spada, andarono in giro coperti di pelli di pecora e di capra, bisognosi, tribolati, maltrattati – di loro il mondo non era degno! –, vaganti per i deserti, sui monti, tra le caverne e le spelonche della terra.
Tutti costoro, pur essendo stati approvati a causa della loro fede, non ottennero ciò che era stato loro promesso: Dio infatti per noi aveva predisposto qualcosa di meglio, affinché essi non ottenessero la perfezione senza di noi.

Dal Vangelo secondo Marco 5,1-20
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro.
Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre.
Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese.
C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.
I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.

“Per noi aveva predisposto qualcosa di meglio“. Questa frase della lettera agli Ebrei mi ha molto colpito perché mi sembra che sul riconoscimento di questo “meglio”, si giochi la nostra relazione con il Signore.
La lettera ci parla ancora della fede degli antenati e del fatto che, nonostante i prodigi di cui sono stati testimoni, non poterono accedere e godere quanto il Signore ha realizzato nella Pasqua di Cristo: questo era il “qualcosa di meglio” che il Signore aveva predisposto, che richiedeva un tempo di maturazione.

Nella vicenda dell’indemoniato di Gerasa, è evidente che la sua liberazione chiede di esser riconosciuta come “quel qualcosa di meglio” che il Signore ha ottenuto per lui, anche se il prezzo è stato alto. Gesù per liberarci, per restituirci alla nostra umanità e dignità figliale non bada a spese. Non c’è un prezzo che lui non sia disposto a pagare: tanto che ha donato la sua stessa vita. Ma per quella gente – e onestamente anche per noi – il valore economico per la salvezza di una persona rappresenta un impedimento.
Proviamo a chiederci: quanto vale la vita di una persona prigioniera del male? Tra noi ci diciamo che per la salute non si bada a spese. Ma se un nostro fratello fosse prigioniero del male? Schiavo in una situazione disumana? quale sarebbe il prezzo che noi saremmo disposti a pagare? Sappiamo tutti che è una domanda molto concreta e che anche noi preferiamo in molte circostanze allontanare il Signore perché quello che lui ci propone lo riteniamo “non sostenibile” secondo i nostri criteri, quelli che divengono i punti di riferimento per il discernimento.

Io personalmente, di fronte questo testo mi vergogno molto. Mi sento come quella gente che allontana Gesù. Mi sento come uno che non è disposto a pagare, a rinunciare a dei beni per la liberazione di un fratello o di una sorella, perché io non riesco a riconoscerli come tali. Convertici Signore aiutaci a riconoscere “quel qualcosa di meglio” che tu predisponi per noi.

Una buona notizia: Il Signore sa vedere il meglio per noi e ci prepara a riceverlo. Ma questo meglio ci chiede di rinunciare a ciò che per noi è un bene, a sacrificarlo per ottenere quel meglio che Gesù realizza. Ci vuole molta fede e molta libertà.

Per pregare: dal Salmo 30
Quanto è grande la tua bontà, Signore!
La riservi per coloro che ti temono,
la dispensi, davanti ai figli dell’uomo,
a chi in te si rifugia.

Tu li nascondi al riparo del tuo volto,
lontano dagli intrighi degli uomini;
li metti al sicuro nella tua tenda,
lontano dai litigi delle lingue.

Benedetto il Signore,
che per me ha fatto meraviglie di grazia
in una città fortificata.

Io dicevo, nel mio sgomento:
«Sono escluso dalla tua presenza».
Tu invece hai ascoltato la voce della mia preghiera
quando a te gridavo aiuto.

Amate il Signore, voi tutti suoi fedeli;
il Signore protegge chi ha fiducia in lui
e ripaga in abbondanza chi opera con superbia.

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