Il nome benedetto

Dal libro dei Numeri 6,22-27
Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”.
Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».

Dal Vangelo secondo Luca 2,16-21
In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Il potere di dare un nome alla realtà creata è uno dei grandi poteri che Dio – secondo il racconto biblico della creazione – ha concesso all’uomo. Dare un nome significa riconoscere il valore e il senso delle cose secondo il piano di Dio. 
Dio però ci consegna anche un altro potere: quello di porre il suo nome su di noi per poter godere della sua forza d’amore. Ponendo il suo nome su di noi il Signore afferma che siamo suoi in senso affettivo, che gli apparteniamo e che lui è legato a noi. La benedizione di Dio è il legame che Dio stabilisce con noi per ricordarci che non siamo soli. 

In un passaggio importante come l’incarnazione del Verbo, molto difficile da comprendere per l’uomo, perché rappresenta una grazia insperabile, Dio interviene per dare lui un nome al figlio che nascerà da Maria di Nazareth. E’ molto importante che sia chiara la missione di quel bambino che nasce, e tale missione è tutta scritta nel nome di quel bambino: Yeshu’a (Gesù), Dio salva.

C’è un altro nome molto importante legato alla festa di oggi, un nome che è stato meditato per più di tre secoli prima di essere attribuito a Maria. Nel Concilio di Efeso, la Chiesa ha attribuito a Maria di Nazareth il titolo di  Theotòcos, Madre di Dio. Oggi la Chiesa festeggia questa divina maternità nell’ultimo giorno dell’ottava di Natale e primo giorno dell’anno. E’ per mezzo del suo “sì” che noi abbiamo ricevuto il Salvatore del mondo. 

Iniziamo questo anno con la consapevolezza che Dio ha legato a noi il suo nome per benedire la nostra vita e che ha mandato il suo Figlio, nato da Maria Vergine, per legarsi ancora di più a noi. Con la consapevolezza di questo amore iniziamo il nuovo anno pieni di fiducia e di speranza.

Buon anno a tutti e a tutte.

Per pregare: Salmo 66
Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.

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