Tutto

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo 14,1-3.4-5
Io, Giovanni, vidi: ecco l’Agnello in piedi sul monte Sion, e insieme a lui centoquarantaquattromila persone, che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo.
E udii una voce che veniva dal cielo, come un fragore di grandi acque e come un rimbombo di forte tuono. La voce che udii era come quella di suonatori di cetra che si accompagnano nel canto con le loro cetre. Essi cantano come un canto nuovo davanti al trono e davanti ai quattro esseri viventi e agli anziani. E nessuno poteva comprendere quel canto se non i  centoquarantaquattromila, i redenti della terra.
Essi sono coloro che seguono l’Agnello dovunque vada. Questi sono stati redenti tra gli uomini come primizie per Dio e per l’Agnello. Non fu trovata menzogna sulla loro bocca: sono senza macchia. 

Dal Vangelo secondo Luca 21,1-4
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

L’immagine di questa vedova al tempio che offre a Dio tutto quanto aveva per vivere da un volto concreto a quei poveri in spirito con cui si apre la pagina delle beatitudini.
Perché donare al Tempio e a Dio quanto dovresti custodire per la tua sopravvivenza? Perché sai che la tua vita non dipende da quello che possiedi.
Come la vedova di Sarepta di Sidone, che ha condiviso tutto quanto aveva con il profeta Elia (1Re 17,7-24) ed ha ricevuto da Dio il necessario per sé stessa e il dono della vita per il figlio morto, così anche questa donna affida la sua vita al Signore condividendo con lui quanto possiede.

Per noi, uomini e donne abituati a vivere in un mondo opulento, questa immagine evangelica è diventata abbastanza estranea; anche se ci suscita commozione, non ci sentiamo interpellati dalla fede di questa donna.
Noi siamo come quei ricchi del vangelo che, quando va bene, condividono il loro superfluo, ma che difficilmente sanno condividere il necessario con il Signore e con i poveri.
In realtà non ci consideriamo ricchi, ma – nella maggior parte dei casi – non ci manca il necessario e neppure il superfluo: ci siamo abituati a pensare che vivere così sia normale. Pensiamo anche sia normale nelle nostre associazioni e nelle nostre realtà ecclesiali avere conti in banca dove viene custodito del denaro mentre le persone accanto a noi soffrono perché prive del necessario. Non ci lasciamo provocare dal giudizio impietoso di coloro che ci rivelano le contraddizioni tra ciò che predichiamo e ciò che viviamo; ci giustifichiamo e ci schermiamo cercando di dimostrare che non siamo ricchi…

Io ho capito che essere ricchi non dipende da quanti soldi possiedi, ma dal modo di pensare alla mia vita e al modo di stare nella realtà.
Ci conceda il Signore un cuore da poveri perché possiamo sperimentare il regno dei cieli e ci liberi il Signore dalla paura di essere poveri in spirito.

Una buona notizia: se siamo discepoli dell’Agnello, se  portiamo il suo nome scritto sulla fronte, se sulla nostre labbra non c’è menzogna, allora possiamo vivere la beatitudine della povertà di spirito che ci consente di partecipare al regno dei cieli.

Per pregare: dal Salmo 23
Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito.

Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli.

Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.

Un pensiero su “Tutto

  1. Sì, è vero, “ci siamo abituati a pensare che vivere così sia normale”. Ci mette un poco più in difficoltà l’affermazione di Papa Francesco, in FRATELLI TUTTI par.120, dove dice che “il diritto alla proprietà privata si può considerare solo come un diritto naturale secondario” e quindi non intoccabile. Questa affermazione, che era anche di San Giovanni Paolo II, non la sentiamo mai nelle nostre comunità ….

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