Diventare la Parola

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo 10,8-11
Io, Giovanni, udii una voce dal cielo che diceva: «Va’, prendi il libro aperto dalla mano dell’angelo che sta in piedi sul mare e sulla terra».
Allora mi avvicinai all’angelo e lo pregai di darmi il piccolo libro. Ed egli mi disse: «Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele».
Presi quel piccolo libro dalla mano dell’angelo e lo divorai; in bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l’ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l’amarezza. Allora mi fu detto: «Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni, lingue e re».

Dal Vangelo secondo Luca 19,45-48
In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà casa di preghiera”. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo.

E’ bellissima questa espressione del Vangelo: il popolo pendeva dalle sue labbra, perché dalla sua bocca usciva quella Parola di cui si era nutrito, lui che fin dal tempo delle tentazioni nel deserto aveva detto: “non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4,4).

Solo chi si è nutrito della Parola può profetizzare, può parlare a nome di Dio. E’ interessante che i capi del popolo e gli scribi non cerchino neppure più di coglierlo in fallo o di farlo tacere, perché ormai è evidente a tutti, e soprattutto al popolo, che quella Parola fa parte integralmente della sua persona.

Noi, che nella fede abbiamo creduto che Gesù sia il Figlio di Dio, il Verbo che si è fatto carne, non rimaniamo stupiti di fronte a questa reazione della folla; ma per coloro che lo ascoltavano, contemplare una tale unità tra la parola e la persona, doveva rappresentare un miracolo vivente: nessun uomo hai mai parlato come quest’uomo (Gv 7,46); e rimanevano stupiti del suo insegnamento (Mc 1,22).

Anche noi, chiamati ad annunciare, dovremmo nutrirci di quella parola che siamo chiamati ad annunciare, dovremmo portare scritta nella nostra vita quella Parola che è diventata il nostro nutrimento e che si può leggere tra le pieghe delle nostra storia che, proprio perché imbevuta di quella Parola, può essere riconosciuta come una storia di salvezza. Allora anche noi potremo essere profeti.

Una buona notizia: La Parola accolta trasforma la nostra vita e ci rende conformi all’immagine di colui che è Parola fatta carne. Allora potremo profetizzare perché la nostra vita sarà diventata la Parola che noi siamo chiamati ad annunciare.

Per pregare: dal Salmo 118
Nella via dei tuoi insegnamenti è la mia gioia,
più che in tutte le ricchezze.
I tuoi insegnamenti sono la mia delizia:
sono essi i miei consiglieri.

Bene per me è la legge della tua bocca,
più di mille pezzi d’oro e d’argento.
Quanto sono dolci al mio palato le tue promesse,
più del miele per la mia bocca.

Mia eredità per sempre sono i tuoi insegnamenti,
perché sono essi la gioia del mio cuore.
Apro anelante la mia bocca,
perché ho sete dei tuoi comandi.

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