Sentimenti

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési 2,5-11
Fratelli, abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù:
egli, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.

Dal Vangelo secondo Luca 14,15-24
In quel tempo, uno dei commensali, avendo udito questo, disse a Gesù: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!».
Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”.
Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”.
Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”».

Avere gli stessi sentimenti di Cristo è ciò che ci rende veri discepoli di Gesù. Il cristianesimo, infatti, non si riduce ad un sistema di idee né – come è stato detto molte volte – ad un sistema etico, ma è una relazione con il Signore per conoscere il suo sentire e assumerlo su di noi.
Lui ha spogliato sé stesso per assumere la nostra umanità fino alla condizione di servo. Per amore del Padre e nostro, ha dato la sua vita perché noi potessimo riconoscere che la sua signoria non è un dominio violento – alla maniera delle signorie del mondo -, ma una signoria che riscatta noi dalla morte e dall’umiliazione.

Una fatica a comprendere i sentimenti di quell’uomo che diede una cena, invitando molte persone, è la ragione prima del rifiuto a partecipare al banchetto. Coloro che hanno rifiutato non si sono chiesti perché erano stati invitati, cosa desiderava condividere con loro colui che i aveva voluti parte della festa, ed hanno tutti optato per altre priorità.

Sono proprio quei sentimenti che portano a riempire la sala con altri, invitati un po’ per caso, ma resi partecipi di una gioia che non poteva non essere condivisa.

Una buona notizia: essere discepoli di Gesù comporta la condivisione dei suoi sentimenti; solo così potremo seguirlo fino alla morte di croce per partecipare alla sua glorificazione.

Per pregare: dal Salmo 21
Scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.
I poveri mangeranno e saranno saziati,
loderanno il Signore quanti lo cercano;
il vostro cuore viva per sempre!

Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra;
davanti a te si prostreranno
tutte le famiglie dei popoli.

Perché del Signore è il regno:
è lui che domina sui popoli!
A lui solo si prostreranno
quanti dormono sotto terra.

Lo servirà la mia discendenza.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
annunceranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
«Ecco l’opera del Signore!».

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