La pazienza di Dio

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni 4,7-16
Fratelli, a ciascuno di noi, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto:
«Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri,
ha distribuito doni agli uomini».
Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose.
Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.
Così non saremo più fanciulli in balìa delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, ingannati dagli uomini con quella astuzia che trascina all’errore. Al contrario, agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare se stesso nella carità.

Dal Vangelo secondo Luca 13,1-9
In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Il Signore è misericordioso, eterno è il suo amore.
In questa eternità dell’amore di Dio ci sta anche la sua pazienza. Dio attende la nostra conversione, ci concede un tempo propizio perché noi, nella nostra libertà fragile, scegliamo di fruttificare secondo Dio, vincendo la nostra sterilità.
A volte ci abituiamo a vivere da sterili: pensiamo alle nostre comunità cristiane sempre più desertificate, sempre più caratterizzate dalla presenza di persone anziane, mentre i giovani e gli adulti sono altrove, indifferenti. Noi ci stiamo abituando a questa situazione.
Così anche il nostro personale cammino rischia di abituarsi alla mediocrità, che solitamente è sterile e insipida.
Il Signore ci concede un tempo, altrimenti taglierà la pianta, come già è successo per tutte le chiese del primo millennio che popolavano l’Asia minore e l’Africa del nord, delle quali non è rimasto pressoché nulla.
Noi non possiamo credere che il Signore sopporti per sempre la nostra mediocrità, la nostra accidia e la nostra sterilità.
Abbiamo a disposizione un tempo per convertirci.

Il Signore ci dota di tutti i doni necessari per poter fruttificare: in una comunità viva; Egli fa sorgere le vocazioni e i ministeri necessari per la vita della comunità. Ma noi ci dobbiamo scuotere riconoscendo la sapienza di Dio che porterà a compimento il suo disegno di salvezza, forse nonostante noi.

Una buona notizia: Il Signore ha pazienza e non ci abbandona alle conseguenze della nostra sterilità, ma desidera vedere frutti di conversione e di santità. Non ci manca nulla né a livello personale, né a livello ecclesiale, per ottenere il dono di Dio, che supera ogni desiderio.

Per pregare: dal Salmo 121

Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme!

Gerusalemme è costruita
come città unita e compatta.
È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore.

Secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide.

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