Che figlio sei?

Dal libro del profeta Ezechièle 18,25-28
Così dice il Signore: «Voi dite: “Non è retto il modo di agire del Signore”. Ascolta dunque, casa d’Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra?
Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso.
E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà»
.

Dal Vangelo secondo Matteo 21,28-32
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

La domanda che dovrebbe precedere ogni altra domanda è: ma tu ti senti figlio? Di fronte a Dio possiamo ragionare in molti modi. Possiamo pensarlo come un despota, come un datore di lavoro, come uno che ci controlla, come uno che ci comanda … Dio vuole essere nostro Padre.
Lui è il nostro Creatore, grazie a lui abbiamo la vita; ma lui vuole essere nostro Padre e vuole che noi ci pensiamo come figli. Io mi sento figlio? Vivo da figlio? Questa è la premessa necessaria!

Il tema è più delicato di quello che sembra, perché nella nostra cultura noi facciamo di tutto per accreditarci come indipendenti, come non più dipendenti dai nostri genitori. Fare la volontà dei genitori a volte può essere ritenuto limitante.

La seconda domanda è quella che Gesù pone implicitamente con la parabola dei due figli. Chi è il figlio che compie la volontà del Padre?
Di fatto la prospettiva della parabola è molto moderna perché la scelta non viene fatta su criteri di giustizia, ma solamente sul fatto che quei figli abbiamo più o meno voglia di fare quanto il Padre ha chiesto.

E io che figlio sono? Se ho accettato di essere e vivere da figlio, come vivo rispetto a ciò che il Padre mi domanda? Cosa significa per me essere figlio se il Padre non è colui che orienta il mio essere?
Essere figlio significa scegliere di identificarsi in una relazione con colui (colei o coloro) che riconosco come origine della mia vita e rispetto al quale accetto di vivere una dipendenza: essere figlio significa avere la vita da qualcuno e non pensare di ottenerla (conquistarla) da soli.

Gesù, il Figlio di Dio fatto carne, è venuto per insegnarci a vivere da figli, a goderci la relazione con il Padre, il quale desidera che abbiamo la vita in abbondanza. Guardando a lui, il Figlio amato, noi possiamo riconciliarci con il nostro essere figli, senza paura di essere sminuiti nelll’accogliere la volontà del Padre.

Coloro che sono stati isolati dalle famiglie e dal popolo di Israele, scoprono più facilmente la bellezza di essere invitati a vivere da figli, perché, per la loro condizione di peccato, hanno sofferto la scissione di quel legame con il Padre che Gesù è venuto a riallacciare grazie al perdono dei peccati.
Per questo i pubblicani e le prostitute, che hanno fatto l’esperienza della riconciliazione, superano nel cammino del Regno coloro che invece si sentono forti nella loro autonomia e, a causa del loro impegno nell’osservanza della Legge, ritengono di dover essere considerati qualcosa di più di figli.

Una buona notizia: abbiamo la possibilità di vivere da figli grazie alla riconciliazione che Gesù è venuto ad operare; viviamo da figli se accogliamo la volontà del Padre e la viviamo come la via che porta a maturazione la vita che Lui ci ha donato.

Per pregare: dal Salmo 24
Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza;
io spero in te tutto il giorno.

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
I peccati della mia giovinezza
e le mie ribellioni, non li ricordare:
ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.

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