Tutto è vento

Dal libro del Qoèlet 1,2-11
Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità: tutto è vanità.
Quale guadagno viene all’uomo
per tutta la fatica con cui si affanna sotto il sole?
Una generazione se ne va e un’altra arriva,
ma la terra resta sempre la stessa.
Il sole sorge, il sole tramonta
e si affretta a tornare là dove rinasce.
Il vento va verso sud e piega verso nord.
Gira e va e sui suoi giri ritorna il vento.
Tutti i fiumi scorrono verso il mare,
eppure il mare non è mai pieno:
al luogo dove i fiumi scorrono,
continuano a scorrere.
Tutte le parole si esauriscono
e nessuno è in grado di esprimersi a fondo.
Non si sazia l’occhio di guardare
né l’orecchio è mai sazio di udire.
Quel che è stato sarà
e quel che si è fatto si rifarà;
non c’è niente di nuovo sotto il sole.
C’è forse qualcosa di cui si possa dire:
«Ecco, questa è una novità»?
Proprio questa è già avvenuta
nei secoli che ci hanno preceduto.
Nessun ricordo resta degli antichi,
ma neppure di coloro che saranno
si conserverà memoria
presso quelli che verranno in seguito
.

Dal Vangelo secondo Luca 9,7-9
In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti». Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo
.

Proprio nei primi giorni dell’autunno, mentre ci prepariamo ad osservare il ciclo della natura che passa attraverso la morte, in attesa della rinascita primaverile, la liturgia ci propone questo famoso testo di Qoélet che medita sulla vanità delle cose e della vita.
Tutto è vanità! Tutto è vento!
Niente sembra avere consistenza e poter resistere alla regola della vanificazione. Anche le cose nuove, in realtà, nuove non sono, e delle cose passate non rimane la memoria.

E allora? Siamo condannati a vivere in questa vanità? Siamo condannati a fare i conti con questa inconsistenza della realtà in cui sembra che nulla, alla fin fine, abbia veramente valore? E anche noi siamo vanità?
Il testo di Qoélet ci richiama ad una possibilità molto concreta: è possibile ridurre la propria vita a questo perché non c’è nulla intorno a noi che ci può garantire, che può dare consistenza al nostro vivere.
Proprio tutto ciò che solitamente occupa tanto spazio nella nostra vita, l’avere ricchezze, il potere, la fama, la bellezza, … tutto questo è condannato all’evanescenza o a sfuggirci di mano nonostante i nostri trucchi e i nostri sforzi.

E allora? Cosa rimane per cui valga la pena vivere?
Vengono in mente le parole di Gesù: chi vuole salvare la propria vita la perde, chi perde la propria vita per me la salva.
Solo nel dono di noi stessi noi possiamo riscattare la nostra vita dalla vanità. Solo vivendo nell’amore e ponendo il fondamento della nostra vita nel dono che ne possiamo fare agli altri, noi possiamo salvare la nostra vita dall’insignificanza e dall’inconsistenza.

In preparazione al sinodo dei giovani, papa Francesco invitava i giovani a smettere di domandarsi: “io chi sono?” e a provare a chiedersi “io per chi sono?” per chi la mia vita può diventare un dono?
Questa è la via per riscattarla dalla vanità.

Una buona notizia: possiamo salvare la nostra vita se la doniamo. Gesù, via, verità e vita ci ha mostrato come riscattare la nostra vita dalla logica ineluttabile della morte.

Per pregare: dal Salmo 89
Tu fai ritornare l’uomo in polvere,
quando dici: «Ritornate, figli dell’uomo».
Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte.

Tu li sommergi:
sono come un sogno al mattino,
come l’erba che germoglia;
al mattino fiorisce e germoglia,
alla sera è falciata e secca.

Insegnaci a contare i nostri giorni
e acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi!

Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda.

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