Dal potere al dovere

Dal libro del profeta Ezechièle 33,1.7-9
Mi fu rivolta questa parola del Signore: «O figlio dell’uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia.
Se io dico al malvagio: “Malvagio, tu morirai”, e tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te.
Ma se tu avverti il malvagio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte dalla sua condotta, egli morirà per la sua iniquità, ma tu ti sarai salvato»
.

Dal Vangelo secondo Matteo 18,15-20
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro»
.

Dopo la sua professione di fede, a Pietro Gesù ha consegnato il “potere” di legare e di sciogliere. Dalla conoscenza vera di Gesù deriva una partecipazione alla sua missione nel mondo, quella di riconciliare con il Padre.
Nel Vangelo di questa domenica, quel “potere” consegnato a Pietro, viene dato a tutti i discepoli di Gesù non nella forma sacramentale, ma nella forma della correzione fraterna e del perdono reciproco.

Ascoltando bene il Vangelo, però, sembrerebbe che più di un “potere” da esercitare, Gesù lo consegni a noi come un “dovere”, una responsabilità sul fratello.
Dobbiamo ammettere che questa “pratica” non appartiene all’esperienza ordinaria della comunità cristiana e che questa pagina del Vangelo è tra quelle che meno sono vissute anche dai credenti.
Anche noi siamo fortemente condizionati dalla cultura individualista che è sintetizzabile nel detto “ognuno per sé e Dio per tutti”: ognuno pensi per sé, ad ognuno ci penserà Dio.

Eppure ad ascoltare le letture di oggi, questa responsabilità sull’altro, sulla sua giustizia, sembra una preoccupazione forte di Gesù affidata ai singoli e alle comunità.
Sappiamo, per esperienza, che il perdono è la forma più gratuita dell’amore anche nella relazione di coppia. Ci chiediamo: è possibile per noi parlare di comunità di fratelli e sorelle se non ci facciamo carico del bene dell’altro e della sua giustizia? Se lo abbandoniamo nella sua fragilità e nel suo peccato senza curarcene? Quale fraternità viviamo?

Una buona notizia: Gesù vuole che la comunità dei credenti sia il luogo in cui le persone sono aiutate a crescere e a correggersi nella fedeltà al Vangelo. Noi non siamo in balia di noi stessi, ma c’è qualcuno che ha ricevuto da Gesù il compito di prendersi cura di noi.

Per pregare: dal Salmo 94
Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere».

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