Un parola che si compie

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi 2,1-5
Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso.
Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca 4,16-30
In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino
.

La parola che ci viene dal Vangelo è potente perché si compie, perché è efficace anche quando non corrisponde alla logica umana.
In questi due testi notiamo un contrasto molto forte tra chi annuncia e chi è destinatario della Parola; in ambedue i casi c’è una difficoltà a recepire una parola che non corrisponde alla nostra mentalità o a ciò che noi ci aspetteremmo.

La comunità di Corinto, evangelizzata da Paolo e, in seguito, da Timoteo, è una comunità dove nei confronti dell’apostolo è sorto un atteggiamento critico e sprezzante. Il modo di parlare di Paolo – dicono i Corinzi – non è affascinante, non è persuasivo, non è attrattivo come quello di altri missionari che appaiono molto più convincenti.
Paolo si difende riportando al contenuto della Parola, che chiede di essere accolta in quanto introduce nel mistero pasquale, ed è potente perché consente a chi la accoglie di fare la stessa esperienza che quella parola annuncia. Questo è ciò che conta, dice Paolo.

I Corinzi, evidentemente, dopo un po’ di tempo, hanno smarrito il dinamismo originario della Parola di Dio, che germoglia nel cuore come seme fecondo, e sono più attratti da ragionamenti che rivelano una sapienza umana che, a loro avviso, è necessaria per arrivare all’accoglienza del Vangelo.

La stessa situazione vive Gesù nella sinagoga di Nazareth. Lì lui si manifesta come la Parola dei profeti che si compie; lui si manifesta come l’inviato dal Padre a realizzare le promesse di salvezza annunciate da Isaia e dagli altri profeti.
Piuttosto che gioire, gli abitanti di Nazareth prima cercano di svalutare Gesù con un atteggiamento di discriminazione sociale, che diviene lo schermo per non accogliere una Parola scomoda; poi, di fronte alla reazione di Gesù, reagiscono violentemente per opporsi a chi non si sottomette alla logica comune.

Anche per noi si pone la domanda su come ci poniamo di fronte alla Parola di Dio, su quanto ci lasciamo interpellare. La Parola non è annunciata per confermare le nostre idee e le nostre aspettative, ma per aiutarci a camminare nella via che Dio ha segnato, una via che, molte volte, non è quella che a noi parrebbe saggio percorrere, come è la via della croce e della Pasqua, una via che, come abbia ascoltato nel Vangelo di ieri, ha scandalizzato anche Pietro, nonostante la sua fede.

Una buona notizia: Il Signore ci manda la sua Parola perché noi possiamo conoscere la via su cui Lui ci invita a camminare con fede. Su quella via il Signore ci precede e ci guida.

Per pregare: dal Salmo 118
Quanto amo la tua legge!
La medito tutto il giorno.
Il tuo comando mi fa più saggio dei miei nemici,
perché esso è sempre con me.

Sono più saggio di tutti i miei maestri,
perché medito i tuoi insegnamenti.
Ho più intelligenza degli anziani,
perché custodisco i tuoi precetti.

Tengo lontani i miei piedi da ogni cattivo sentiero,
per osservare la tua parola.
Non mi allontano dai tuoi giudizi,
perché sei tu a istruirmi.

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