Figli per la fede

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Dal libro del profeta Isaìa 56,1.6-7
Così dice il Signore:
«Osservate il diritto e praticate la giustizia,
perché la mia salvezza sta per venire,
la mia giustizia sta per rivelarsi.
Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo
e per amare il nome del Signore,
e per essere suoi servi,
quanti si guardano dal profanare il sabato
e restano fermi nella mia alleanza,
li condurrò sul mio monte santo
e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera.
I loro olocausti e i loro sacrifici
saranno graditi sul mio altare,
perché la mia casa si chiamerà
casa di preghiera per tutti i popoli».

Dal Vangelo secondo Matteo 15,21-28
In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Secondo una certa visione, accreditata anche da Gesù in questo testo del Vangelo, la concezione che il popolo ebraico aveva della sua relazione con Dio era piuttosto esclusiva. “Se darete ascolto alla mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me una proprietà particolare tra tutti i popoli; mia infatti è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa” (Es 19,5-6), così si esprimeva Dio nell’introdurre la sua proposta di Alleanza al Sinai.

Eppure, fin dalla chiamata di Abramo, Israele, chiamato a vivere una relazione unica con Dio, aveva anche il compito di introdurre in questa relazione gli altri popoli. L’espressione: “voi siete un regno di sacerdoti” significa sostanzialmente questo.

Il testo più inclusivo della Bibbia è senza dubbio il testo di Isaia, che presenta visioni universalistiche che coinvolgono nella salvezza tutti i popoli della terra chiamati a convergere verso Gerusalemme che tutti riconoscono come la città santa.

Occorre però riconoscere che, tale coinvolgimento, non è privo di condizioni, ma – come afferma Isaia nella prima lettura di oggi – richiede ai popoli stranieri, come ad Israele, di aderire all’Alleanza e di osservare la legge del Signore, i due elementi che dicono l’appartenenza al popolo eletto.

Di fronte a quella donna Cananea, Gesù sembra voler marcare decisamente una distanza, dichiarando apertamente e in modo per noi inaccettabile, la sua estraneità.
A differenza dei discepoli che avrebbero voluto “risolvere un problema antipatico”, Gesù sembra molto convinto dell’esclusività della sua missione e cerca di spiegare alla donna il perché del suo rifiuto.

Sarà proprio in questo dialogo, in cui la donna proclama la grande paternità di Dio che “fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”, che emerge la fiducia della donna riconosciuta solennemente da Gesù. Qual è questa fede?

E’ una fede in un Dio creatore e Padre che provvede alle necessità dei suoi figli e che non rimane indifferente verso il dolore dei poveri e degli innocenti anche quando non appartengono al suo popolo. 
Questa fede della donna, nella sua essenziale verità, è sufficiente a Gesù per introdurla nell’esperienza di quella salvezza che lei aveva riconosciuto proveniente dall’amore di Dio, e di fatto dichiarandola appartenente – per la fede – al popolo di Dio.

A colui che ha il potere di confermarvi
nel mio Vangelo, che annuncia Gesù Cristo,
secondo la rivelazione del mistero,
avvolto nel silenzio per secoli eterni,
ma ora manifestato mediante le scritture dei Profeti,
per ordine dell’eterno Dio,
annunciato a tutte le genti
perché giungano all’obbedienza della fede,
a Dio, che solo è sapiente,
per mezzo di Gesù Cristo,
la gloria nei secoli. Amen. (Rom 16,25-27)

Una buona notizia: è la fede in Dio che ci rende partecipi del suo popolo. Questa fede è anche la condizione per ottenere la salvezza che Dio promette. A partire da Gesù, il percorso della fede è accessibile a tutti i popoli perché lui ha abbattuto ogni muro di divisione (cfr. Ef 2).

Per pregare: dal Salmo 66
Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.

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