Parole di Dio

Michelangelo,_profeti,_Jeremiah_01

Dal libro del profeta Geremìa 26,11-16.24
In quei giorni, i sacerdoti e i profeti dissero ai capi e a tutto il popolo: «Una condanna a morte merita quest’uomo, perché ha profetizzato contro questa città, come avete udito con i vostri orecchi!».
Ma Geremìa rispose a tutti i capi e a tutto il popolo: «Il Signore mi ha mandato a profetizzare contro questo tempio e contro questa città le cose che avete ascoltato. Migliorate dunque la vostra condotta e le vostre azioni e ascoltate la voce del Signore, vostro Dio, e il Signore si pentirà del male che ha annunciato contro di voi. Quanto a me, eccomi in mano vostra, fate di me come vi sembra bene e giusto; ma sappiate bene che, se voi mi ucciderete, sarete responsabili del sangue innocente, voi e tutti gli abitanti di questa città, perché il Signore mi ha veramente inviato a voi per dire ai vostri orecchi tutte queste parole».
I capi e tutto il popolo dissero ai sacerdoti e ai profeti: «Non ci deve essere condanna a morte per quest’uomo, perché ci ha parlato nel nome del Signore, nostro Dio». La mano di Achikàm, figlio di Safan, fu a favore di Geremìa, perché non lo consegnassero al popolo per metterlo a morte.

Dal Vangelo secondo Matteo 14,1-12
In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!».
Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.
Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre.
I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.

Le parole che Dio ci invia tramite i suoi profeti, spesso sono quella lama a doppio taglio che viene ad incidere la nostra carne per estirpare ciò che di nocivo si è radicato in essa. Queste parole di Dio, che sono prevalentemente un richiamo forte e un invito impellente alla conversione, non sempre vengono accolte con entusiasmo. Anzi, molte volte – come è accaduto nei casi di Geremia e di Giovanni Battista – esse vengono rifiutate, e i profeti che le pronunciano, fanno una brutta fine.

Queste parole che Dio ci invia tramite i profeti, sono un atto di misericordia verso di noi, perché Dio non vuole che la nostra vita si perda, ma piuttosto, nel suo amore paterno, interviene e ci corregge perché la nostra vita sia salvata.
Il Signore si limita a metterci nelle condizioni perché noi possiamo scegliere il bene; non può e non vuole obbligarci a compierlo e neppure ci sottrae alle conseguenze del male che commettiamo: esse ci raggiungono ineluttabili, come il frutto del nostro peccato agito consapevolmente.

Le parole dei profeti, oltre che taglienti, spesso sono anche “politicamente scorrette” e non assecondano il pensiero comune su un aspetto o su un altro.
Occorre però fare attenzione. E’ possibile che qualcuno, impropriamente, si investa da solo di un ruolo profetico, pretendendo di parlare in nome di Dio. Costoro sono chiamati nella Bibbia “falsi profeti”, perché parlano a nome proprio, investendosi dell’autorità divina.
Occorre che chi ascolta compia un attento discernimento, perché non tutte le parole dure vengono da Dio e neppure tutte le parole “rivoluzionarie”.
Un buon criterio per verificare la “verità” dell’ispirazione di certi discorsi è quella di vedere se “misericordia e verità, giustizia e pace” sono messe insieme in tensione; se viene denunciato il peccato, ma c’è grande attenzione per il peccatore; se – insomma – quelle parole corrispondono a quanto Gesù ci ha mostrato della volontà e dello stile tipici di Dio.
Dobbiamo ammettere che anche nella storia della Chiesa, non tutte le parole che sono state pronunciate con grande sicurezza e autorevolezza contro qualcuno venivano da Dio. Di molte la Chiesa ha chiesto perdono; per altre è probabile che lo farà nel futuro, quando ne prenderà coscienza.

Una buona notizia: anche quando Dio ci manda parole dure e difficilmente accoglibili, lo fa perché ci ama e vuole salvare la nostra vita. Ogni azione di Dio, anche quella del richiamo energico, è frutto del suo amore per noi.

Per pregare: dal Salmo 68
Liberami dal fango, perché io non affondi,
che io sia liberato dai miei nemici e dalle acque profonde.
Non mi travolga la corrente,
l’abisso non mi sommerga,
la fossa non chiuda su di me la sua bocca.

Io sono povero e sofferente:
la tua salvezza, Dio, mi ponga al sicuro.
Loderò il nome di Dio con un canto,
lo magnificherò con un ringraziamento.
Vedano i poveri e si rallegrino;
voi che cercate Dio, fatevi coraggio,
perché il Signore ascolta i miseri
e non disprezza i suoi che sono prigionieri.

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