Una porta stretta

25082019_SupGen2

Dal secondo libro dei Re cap. 19
In quei giorni, Sennàcherib, re d’Assiria, inviò di nuovo messaggeri a Ezechìa dicendo: «Così direte a Ezechìa, re di Giuda: “Non ti illuda il tuo Dio in cui confidi, dicendo: Gerusalemme non sarà consegnata in mano al re d’Assiria. Ecco, tu sai quanto hanno fatto i re d’Assiria a tutti i territori, votandoli allo sterminio. Soltanto tu ti salveresti?”».
Ezechìa prese la lettera dalla mano dei messaggeri e la lesse, poi salì al tempio del Signore, l’aprì davanti al Signore e pregò davanti al Signore: «Signore, Dio d’Israele, che siedi sui cherubini, tu solo sei Dio per tutti i regni della terra; tu hai fatto il cielo e la terra. Porgi, Signore, il tuo orecchio e ascolta; apri, Signore, i tuoi occhi e guarda. Ascolta tutte le parole che Sennàcherib ha mandato a dire per insultare il Dio vivente. È vero, Signore, i re d’Assiria hanno devastato le nazioni e la loro terra, hanno gettato i loro dèi nel fuoco; quelli però non erano dèi, ma solo opera di mani d’uomo, legno e pietra: perciò li hanno distrutti. Ma ora, Signore, nostro Dio, salvaci dalla sua mano, perché sappiano tutti i regni della terra che tu solo, o Signore, sei Dio».
Allora Isaìa, figlio di Amoz, mandò a dire a Ezechìa: «Così dice il Signore, Dio d’Israele: “Ho udito quanto hai chiesto nella tua preghiera riguardo a Sennàcherib, re d’Assiria. Questa è la sentenza che il Signore ha pronunciato contro di lui:
Ti disprezza, ti deride
la vergine figlia di Sion.
Dietro a te scuote il capo
la figlia di Gerusalemme”.
Poiché da Gerusalemme uscirà un resto,
dal monte Sion un residuo.
Lo zelo del Signore farà questo.
Perciò così dice il Signore riguardo al re d’Assiria:
“Non entrerà in questa città
né vi lancerà una freccia,
non l’affronterà con scudi
e contro essa non costruirà terrapieno.
Ritornerà per la strada per cui è venuto;
non entrerà in questa città.
Oracolo del Signore.
Proteggerò questa città per salvarla,
per amore di me e di Davide mio servo”».
Ora in quella notte l’angelo del Signore uscì e colpì nell’accampamento degli Assiri centoottantacinquemila uomini. Sennàcherib, re d’Assiria, levò le tende, partì e fece ritorno a Nìnive, dove rimase.

Dal Vangelo secondo Matteo 7,6.12-14
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.
Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».

L’immagine della porta stretta si è fissata nella memoria dei credenti, ma non sempre è chiaro il suo significato. Il Vangelo accosta l’immagine di due porte: una larga che conduce alla perdizione attraverso cui passano molti; una stretta, che conduce alla vita. Il Vangelo afferma che sono pochi quelli che l’attraversano, perché attraverso una porta stretta si passa uno per volta. La porta stretta è l’immagine che ci richiama alla scelta personale della fede. Non possiamo vivere la fede come una scelta che ci deresponsabilizza, in cui basta seguire la massa, ma dobbiamo vivere la scelta personale di seguire il Signore, passando per un varco in cui ognuno deve essere responsabile di sé. Questa è la porta che conduce alla vita. L’altra conduce alla perdizione, perché non riesco a comprendere chi io sia, dove sia e perché ci sia: ho semplicemente seguito altri, ho fatto scegliere ad altri in modo irresponsabile.

Quello che il Signore ci propone ha una grande valore e, pur essendo destinato a tutti, può essere dato solo a chi ne comprende il valore.

Al centro del Vangelo c’è quella che viene chiamata la regola d’oro. Spesso essa è formulata in senso negativo, come espressione di una scelta di desistenza per il buon vivere (non fare ad altri ciò che non vuoi sia fatto a te).
Gesù invece volge in positivo, ci chiede di agire, per fare agli altri ciò che desidereremmo per noi. E’ come se Dio, attraverso i nostri desideri, ci conducesse naturalmente alla relazione con lui. Questi desideri, però, non possono essere egoistici, ma se diventano una via d’amore rendendo partecipi altri di ciò che noi desideriamo per noi stessi, su quella via troveremo sicuramente il Signore che sarà nostro alleato nel realizzare quel bene che anche no desideriamo.

Una buona notizia: il bene che desideriamo per noi stessi e per gli altri è la via attraverso cui Dio ci guida alla conoscenza della sua volontà.

Per la preghiera: dal Salmo 85
Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza.

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli,
per chi ritorna a lui con fiducia.

Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra.
Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo.

Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino.

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