Per ri-accogliere il dono

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Dal libro del Deuteronòmio 8,2-3.14-16
Mosè parlò al popolo dicendo: «Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi.
Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.
Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri».

Dal Vangelo secondo Giovanni 6,51-58
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

E’ evidente a molti che quest’anno la festa del Corpus Domini assuma un significato molto particolare, dopo aver vissuto mesi interi senza la possibilità di poter celebrare l’eucaristia: un digiuno che, oltre la sofferenza, ci può riportare ad una maggiore consapevolezza di questo dono.
Nelle letture di questa liturgia ci vengono forniti alcuni elementi per aiutarci a comprendere cosa rappresenti per noi l’Eucaristia.

Ricordati. L’eucaristia è memoriale della passione, morte e risurrezione di Gesù; è memoriale della Pasqua. Questo lo abbiamo imparato nella catechesi, ma noi della Pasqua tendiamo a cogliere alcuni aspetti e a censurarne altri. Per noi la Pasqua è (giustamente) la vittoria della vita sulla morte, ma non possiamo dimenticare la serietà della morte.
Nel libro del Deuteronomio, l’invito che arriva al popolo d’Israele, chiede di ricordare tutto del tempo del deserto: sia l’umiliazione e la prova, sia la provvidenza e la cura di Dio. 
Anche per noi è importante celebrare l’eucaristia come vittoria della vita sulla morte, anche della morte che si è così subdolamente insinuata tra noi nella forma di un virus, ma è importante portare nell’eucaristia la nostra fatica, il nostro dolore, la nostra angoscia, la nostra paura, … perché sarà proprio a partire dal ricordo di ciò che dolorosamente abbiamo vissuto che potremo sperimentare in ogni eucaristia l’azione salvifica del Signore che ci invita a non avere paura e ad attingere alla potenza della Pasqua.

Vita eterna.Un secondo spunto sull’eucaristia ci arriva dal Vangelo, in questo capitolo 6 di Giovanni. Le parole di Gesù sono dure, causano addirittura l’allontanamento di alcuni discepoli, ma sono le parole che, in mezzo alla tempesta della morte, ci assicurano un’ancora di salvezza. Gesù ci apre il passaggio alla vita eterna, non intesa solo come vita dopo la morte, ma come possibilità di vita che vince la morte, anche quella che sperimentiamo nel nostro quotidiano.
L’eucaristia ci è data come presidio contro il male della morte che attenta alla nostra vita. In essa noi facciamo esperienza di vita eterna, se ci lasciamo trasformare dal dono che si rinnova per noi, e che ci libera dalla fatica di dovercela cavare da soli.

Una buona notizia: Un dono che si rinnova per noi; un memoriale della presenza di Dio accanto a noi; un presidio contro la morte. Grazie, Signore per il dono dell’eucaristia.

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