Dove abita la giustizia

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Dalla seconda lettera di san Pietro apostolo 3,11-15.17-18
Carissimi, quale deve essere la vostra vita nella santità della condotta e nelle preghiere, mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli in fiamme si dissolveranno e gli elementi incendiati fonderanno! Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia.
Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia. La magnanimità del Signore nostro consideratela come salvezza.
Voi dunque, carissimi, siete stati avvertiti: state bene attenti a non venir meno nella vostra fermezza, travolti anche voi dall’errore dei malvagi. Crescete invece nella grazia e nella conoscenza del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo. A lui la gloria, ora e nel giorno dell’eternità. Amen.

Dal Vangelo secondo Marco 12,13-17
In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».
Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.
Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».
E rimasero ammirati di lui.

Il cristiano vive in attesa. Il cristiano vive in uno stato di tensione positiva in attesa di un compimento. Questa attesa però non lo deresponsabilizza riguardo al presente, ma, mentre attende cieli nuovi e terra nuova, dove sa che la giustizia sarà compiuta, vive responsabilmente nel suo tempo per essere trovato in pace, senza colpa e senza macchia, fermo nella sua fede ed impegnato a crescere nella conoscenza e nella grazia.

Anche nei confronti delle autorità civili, pur riconoscendone la relatività, il cristiano non vive in conflitto o snobbandole, ma si impegna a camminare nella via del giustizia.

Questo testo ci pone di fronte alla questione della giustizia fiscale e dell’evasione fiscale. Purtroppo ancora troppi cristiani ritengono che questo possa essere considerato un peccato veniale. Abbiamo toccato con mano il valore dello stato sociale, soprattutto in questi tempi di emergenza sanitaria ed economica. Tutti abbiamo sperato che gli ospedali fossero in grado di accogliere tutti coloro che avevano bisogno di essere curati; tutti speriamo che ci siano aiuti sufficienti per le famiglie e le imprese coinvolte nella crisi economica; tutti speriamo che a settembre la scuola possa ripartire per tutti grazie anche all’assunzione di nuovi docenti; … ma questo è possibile farlo se insieme, ognuno per la sua parte, secondo un criterio (e un dovere) di giustizia e solidarietà sociale (previsto dalla Costituzione), si fa carico delle esigenze del bene comune. 

Il cristiano è colui che sa farsi carico del bene comune in ogni circostanza, non solo seguendo la regola della carità, ma prima di tutto la regola della giustizia. 

Una buona notizia: la nostra attesa di cieli e terra nuova dove abiterà la giustizia si compirà e noi vivremo nella pace. Possiamo iniziare adesso a costruire la pace attraverso il nostro impegno quotidiano.

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