Figlio del falegname

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G. Cagnacci. Gesù bambino con i santi Giuseppe ed Eligio, patroni dei falegnami e dei fabbri. Collegiata di Santarcangelo

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési cap.3
Fratelli, sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché a essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie!
E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie per mezzo di lui a Dio Padre.
Qualunque cosa facciate, fatela di buon animo, come per il Signore e non per gli uomini, sapendo che dal Signore riceverete come ricompensa l’eredità. Servite il Signore che è Cristo!

Dal Vangelo secondo Matteo 13,54-58
In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

Per gli abitanti di Nazaret Gesù era il figlio del falegname. Della madre viene ricordato il nome, ma del padre solamente il mestiere. Il fatto è strano perché al tempo di Gesù il “patronimico” era molto importante, così come le genealogie. 
Per esempio quando Gesù si rivolge a Simone, lo chiama figlio di Giovanni; i due fratelli Giovanni e Giacomo sono i figli di Zabedeo. Persino il cieco di Gerico è sa che è figlio di Timeo, infatti si chiama Bartimeo (letteralmente figlio di Timeo).

Di Gesù, invece, si ricorda la professione del padre, quella che, probabilmente, anche lui aveva praticato fin da piccolo alternando lo studio al lavoro in casa.
Come anche oggi e in tutti i tempi, anche al tempo di Gesù alcuni lavori erano considerati nobili e rispettabili, altri necessari, ma non onorevoli. Non sappiamo che tipo di falegname fosse Giuseppe, se un grande artigiano che fabbricava mobilio per le case o solamente uno che aggiustava le cose, per esempio gli attrezzi per il lavoro nei campi.

Gesù avverte il disprezzo di quella gente che gli impedisce di compiere miracoli.

Oggi noi lodiamo Dio per ogni lavoro fatto con serietà e spirito di servizio alla comunità. Abbiamo imparato in questi mesi a riconoscere la professionalità di tanti che, in vari ambiti, ci hanno aiutato a far fronte all’emergenza della pandemia. Ringraziamo soprattutto per chi svolge il suo lavoro come servizio al Signore, testimoniando nella quotidianità la sua adesione al Signore.

Una buona notizia: possiamo fare ogni cosa per il Signore che gradisce il nostro impegno quotidiano.

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