Beati quelli che credono

05_1492882210

Dagli Atti degli Apostoli 2,42-47
[Quelli che erano stati battezzati] erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere.
Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli.
Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno.
Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.

Dal Vangelo secondo Giovanni 20,19-31
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Beati quelli che hanno creduto!
Questa beatitudine di Gesù rappresenta una grande provocazione per noi in questa domenica di Pasqua. La domanda che ci potremmo porre è: siamo beati per la nostra fede? Stiamo sperimentando quella beatitudine che Gesù ci consegna come conseguenza della nostra fede? E se questa beatitudine non c’è, abbiamo davvero creduto?

La figura di Tommaso è molto importante per verificare la nostra fede. Egli proclama a noi la necessità di un incontro vero con Cristo per poter arrivare alla fede, per poter dire di credere. Tommaso ci sbatte in faccia l’esigenza ineludibile di “toccare con mano” la verità della risurrezione di Gesù, la verità della sua vittoria sulla morte.
Riecheggiano le parole di Paolo ai Corinzi: “se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede” (1Cor 15,14), perché la nostra fede non è un’idea sul mondo o sulla vita, non è un sistema di valori etici, non è un sentimento, ma la persona di Gesù Cristo vivo. “All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea. Bensì l’incontro con un avvenimento, con una persona, che da’ alla vita un nuovo orizzonte e con ciò una direzione decisiva” (Benedetto XVI, Deus caritas est).

In questa domenica dell’ottava di Pasqua siamo dunque chiamati a specchiarci nella esperienza di Tommaso. Ma ci potremmo chiedere: dove incontriamo noi il Signore risorto? Dove possiamo toccare il suo corpo vivente?

Una pista ce la fornisce il testo degli Atti degli Apostoli, che ci presenta un’istantanea della vita della prima comunità di Gerusalemme, nella quale la presenza del Signore era tangibile, tanto che aveva trasformato la vita di quelle persone. Attraverso la condivisione della Parola, la preghiera, la celebrazione dell’Eucaristia e la condivisione dei beni, quella comunità di persone, così diverse tra loro per provenienza e sensibilità, testimoniava la presenza del Signore vivente che, aggiungeva alla comunità coloro che erano salvati.

La Chiesa, comunità di credenti, non è solo un’istituzione, tanto meno una ONG caritativa, ma, come dice san Paolo ai Corinzi, “Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra” (1Cor 12,27). Attraverso la Chiesa è possibile incontrare il Signore risorto; essa è sacramento di Cristo e vive per poter rendere presente Cristo nel mondo.
Per questo è importante che sia santa, che sia coerente con il Vangelo, che sia credibile, perché sarebbe un grave impedimento per coloro che cercano il Signore non poter ritrovare nella Chiesa ciò che nel Vangelo ha fatto loro ardere il cuore.

Una buona notizia: Il Signore è risorto ed è apparso ai Dodici, ma oggi anche noi lo possiamo incontrare attraverso il suo corpo che è la Chiesa. Oggi possiamo mettere alla prova della beatitudine la nostra fede. 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.