Memoriale

lavanda dei piedi

Dal libro dell’Èsodo 12,1-8.12-14
In quei giorni, il Signore disse a Mosè e ad Aronne in terra d’Egitto:
«Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: “Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per un agnello, si unirà al vicino, il più prossimo alla sua casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l’agnello secondo quanto ciascuno può mangiarne.
Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo conserverete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case nelle quali lo mangeranno. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con àzzimi e con erbe amare. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore!
In quella notte io passerò per la terra d’Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra d’Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: io vedrò il sangue e passerò oltre; non vi sarà tra voi flagello di sterminio quando io colpirò la terra d’Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne”».

Dal Vangelo secondo Giovanni 13,1-15
Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Nella celebrazione della Pasqua c’è una parola importante che chiede di essere colta nel suo significato originale. La parola è “memoriale” ed è una parola legata ad un rito. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne.
Dio chiede a Mosè di fissare il rito della Pasqua come un memoriale perenne che ogni generazione degli Ebrei deve celebrare.

Il rischio per noi è quello di ridurre il rito ad una rievocazione. Come facciamo il presepe, rappresentando la nascita di Gesù, così rievochiamo, attraverso dei riti solenni, i momenti della sua passione, morte e risurrezione perché ci tornino alla memoria. Non è questo  il memoriale che la Bibbia e la liturgia vogliono farci vivere.

Nella tradizione biblica e liturgica, il memoriale, vissuto attraverso il rito, è la possibilità che è data ad ogni generazione di credenti di essere partecipi realmente di ciò che nella Pasqua si è realizzato. Quando gli Ebrei celebrano la cena Pasquale e raccontano i fatti dell’Esodo, non dicono che quei fatti sono accaduti ai loro padri, ma se ne rendono partecipi in prima persona: “Noi eravamo schiavi in Egitto…“.
Così anche noi, quando partecipiamo all’eucaristia e, in questi giorni, vivendo il memoriale della passione, morte e risurrezione di Gesù nel Triduo Pasquale, siamo effettivamente partecipi di quei fatti, siamo portati lì, in quella sala, di fronte a Gesù che si china per lavare i nostri piedi e ci chiede di fare altrettanto, che spezza il pane per noi e ci offre il calice della nuova alleanza, perché noi possiamo divenire partecipi della salvezza che lui ha realizzato nella Pasqua.

Vorrei fermarmi sul gesto della lavanda dei piedi, che in questo anno assume un significato particolare, proprio perché non ci è data la possibilità di condividere l’eucaristia.
Mi ha sempre colpito questa duplicità di gesti di Gesù nell’ultima cena: i gesti dell’eucaristia e la lavanda dei piedi. E mi ha anche colpito una contraddizione vissuta da noi cristiani. Mentre – di solito – celebriamo frequentemente l’eucaristia, richiamandoci alla sua necessità per vivere l’esperienza della Chiesa, non così frequentemente ci richiamiamo e viviamo la lavanda dei piedi.

In questo anno particolare, il memoriale della nostra Pasqua può passare proprio da qui, da questo gesto domestico e famigliare che nessuno ci può impedire. Perché non compierlo nelle nostre famiglie questa sera? Perché non richiamarci a questo gesto sacramentale che il Signore ci ha voluto lasciare perché noi comprendessimo il significato della sua Pasqua?
Riascoltiamo e portiamo nel cuore le parole di Giovanni che aprono questo bellissimo testo: Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Noi oggi siamo chiamati a celebrare il memoriale di questo amore che si dona fino alla fine. Il sacramento del’eucaristia ce ne rende partecipi, ma anche il rito della lavanda dei piedi ci permette di vivere tra di noi il senso più profondo della Pasqua di passione, morte e risurrezione.

Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi.

Una buona notizia: nel memoriale della Pasqua noi siamo resi partecipi della salvezza che Gesù ha realizzato. Attraverso il rito dell’eucaristia e della lavanda dei piedi noi diventiamo destinatari di quell’amore che costituisce il senso di tutto ciò che nella Pasqua accade. A noi la possibilità di renderlo vivo e vero oggi.

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