Un amico amato

 

resurrezione_lazzarod-1

Dal libro del profeta Ezechièle 37,12-14
Così dice il Signore Dio: «Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d’Israele.
Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio.
Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò». Oracolo del Signore Dio.

Dal Vangelo secondo Giovanni 11,1-45
In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

La vicenda narrata nel Vangelo di oggi, ultima domenica di quaresima, è la vicenda di un’amicizia che arriva all’affidamento estremo.
Il racconto della risurrezione di Lazzaro è contemporaneamente l’adempimento delle profezie che i profeti avevano consegnato al popolo d’Israele e profezia, anticipazione, di quanto Gesù avrebbe realizzato nella Pasqua.

Gesù riceve la notizia della malattia di Lazzaro, persona a cui era legato da un’amicizia molto forte «Signore, ecco, colui che tu ami è malato», eppure Gesù sceglie di non precipitarsi da Lazzaro e dalle sorelle, mostrando quasi indifferenza rispetto alla situazione di malattia di Lazzaro. Questo atteggiamento di Gesù ci scandalizza, non fosse per quanto lui afferma ai suoi discepoli: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato».
Sembra di risentire le parole che Gesù ha detto riguardo al cieco nato e alla sua condizione di malattia. Anche nel caso di Lazzaro, quella malattia è per la gloria di Dio e perché il Figlio di Dio venga glorificato.
A noi rimane il dubbio, ma Gesù ci invita a fidarci di lui.

Poi Gesù va a Betania, quando è sicuro che Lazzaro sia morto. Le sorelle del morto, entrambe, lo accolgono con una giustificata protesta che si apre ad un’invocazione disperata: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Tutti ci riconosciamo nelle parole di Marta e di Maria: dov’eri Signore quando il tuo amico stava male? perché hai permesso che morisse? perché non sei venuto? e ora cosa puoi chiedere a Dio per lui?

Gesù invita Marta ad una professione di fede nella risurrezione. In questo passaggio c’è il cuore del Vangelo che è una rivelazione di Gesù. Egli si è già rivelato annoi come l’acqua che toglie ogni sete e la luce che splende per consentirci di vedere con gli occhi di Dio; ora si rivela come la risurrezione e la vita e chiede di credere in lui per avere questa vita eterna. Marta, anch’ella amica di Gesù, crede in lui, si affida nonostante il dolore.

Abbiamo poi la scena più struggente di questo testo evangelico: il pianto di Gesù. Incontrando Maria, l’altra sorella e accompagnato alla tomba, Gesù piange. Perché piange se sapeva che Lazzaro sarebbe risorto?
Gesù piange perché vede piangere Maria e non è indifferente al nostro dolore, Lui ha compassione di noi, vive e condivide i nostri dolori e le nostre preoccupazioni, lui condivide le nostre lacrime e le accoglie come un dolore da sanare una situazione da consolare.
Gesù piange per l’amicizia di Lazzaro che non si è ribellato alla morte, ma – come vedremo – si è fidato di Gesù lasciandosi prendere dalla morte.

La scena della risurrezione è fortissima: tolta la pietra, Gesù, dopo essersi rivolto al Padre che sempre dà ascolto, grida a Lazzaro di uscire. Mi sconvolge sempre ascoltare questo testo del Vangelo: Lazzaro esce subito, quasi stesse attendendo quell’invito di Gesù testimonianza che, nonostante la morte, Lazzaro non aveva perso la sua fiducia nell’amico che sarebbe venuto a salvarlo, lui che si è rivelato come la risurrezione e la vita. L’amicizia di Lazzaro – l’unico che non proferisce parola in tutto il testo – è l’amicizia di chi si affida totalmente a Gesù e non ha paura di attraversare la morte perché crede nel potere dell’amore di Gesù che ci viene a salvare anche oltre la morte.

Ci potremmo domandare perché la morte rimane un passaggio necessario. Perché Gesù non ci esonera dalla fatica della morte. La risposta la avremo quando contempleremo la morte di Gesù: neppure lui è stato esonerato dalla morte, perché la morte deve essere attraversata per sperimentare la vita, come il chicco di grano (Cfr. Gv 12).

Il racconto della risurrezione di Lazzaro rappresenta l’ultimo e definitivo segno che Gesù compie per manifestare la sua gloria. L’ora è vicina:l’ultimo segno sarà la Pasqua di Gesù dove tutto sarà compiuto, dove l’amore e l’amicizia si riveleranno nella loro grandezza e splendore, dove il Figlio di Dio sarà glorificato.

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