Servo/Figlio

Il-Battesimo-di-Gesù

Dal libro del profeta Isaìa 42,1-4.6-7
Così dice il Signore: «Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio.
Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni.
Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità. Non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra, e le isole attendono il suo insegnamento.
Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».

Dal Vangelo secondo Matteo 3,13-17
In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Servo e Figlio, i due appellativi usati per riferirsi al Messia sembrano equivalenti.
Nella prima lettura Dio parla di un servo di cui si compiace.
Nel Vangelo il Signore, dal cielo, afferma che Gesù è il Figlio in cui si compiace.
E’ evidente che quando si parla di servo, non si parla di una persona che semplicemente svolge un lavoro dipendente, ma di una persona che, nei confronti di Dio, ha un ruolo di fiducia, uno di cui Dio possa dire: “ecco il mio servo”.
Nella Scrittura, dal libro dell’Esodo fino al Vangelo di Gesù, essere servi è molto diverso dall’essere schiavi. Il servizio di Dio è la condizione che consente il massimo della libertà personale ed è la condizione che rappresenta il raggiungimento della pienezza dell’umanità.
Ugualmente, nel Vangelo di Gesù, noi siamo posti davanti al Figlio, che è tutto rivolto verso il Padre (Cfr. Gv 1,18), che non ha bisogno – per affermare sé stesso – di opporsi al Padre, ma che nel servizio del Padre e nell’adempiere la volontà del Padre trova la sua gioia e la sua glorificazione (Cfr. Gv 12,28).

Nel racconto del Battesimo di Gesù, il Figlio si rivela al mondo come colui che condivide la condizione dei peccatori che invocano la misericordia del Padre; egli divenendo solidale con loro, compie il disegno della volontà del Padre che desidera riconciliare tutti gli uomini con sé perché vivano da figli.

Una buona notizia: Dio si compiace della via scelta da Gesù per vivere il suo ministero messianico. In Gesù si manifesta a noi il compiacimento di Dio per colui vive pienamente la sua relazione filiale con il Padre.

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