Lotta armata? No grazie!

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Dal primo libro dei Maccabèi
In quei giorni, i messaggeri del re, incaricati di costringere all’apostasia, vennero nella città di Modin per indurre a offrire sacrifici. Molti Israeliti andarono con loro; invece Mattatìa e i suoi figli si raccolsero in disparte. 
I messaggeri del re si rivolsero a Mattatìa e gli dissero: «Tu sei uomo autorevole, stimato e grande in questa città e sei sostenuto da figli e fratelli. Su, fatti avanti per primo e adempi il comando del re, come hanno fatto tutti i popoli e gli uomini di Giuda e quelli rimasti a Gerusalemme; così tu e i tuoi figli passerete nel numero degli amici del re e tu e i tuoi figli avrete in premio oro e argento e doni in quantità». 
Ma Mattatìa rispose a gran voce: «Anche se tutti i popoli che sono sotto il dominio del re lo ascoltassero e ognuno abbandonasse la religione dei propri padri e volessero tutti aderire alle sue richieste, io, i miei figli e i miei fratelli cammineremo nell’alleanza dei nostri padri. Non sia mai che abbandoniamo la legge e le tradizioni. Non ascolteremo gli ordini del re per deviare dalla nostra religione a destra o a sinistra». 
Quando ebbe finito di pronunciare queste parole, si avvicinò un Giudeo alla vista di tutti per sacrificare sull’altare di Modin secondo il decreto del re. Ciò vedendo, Mattatìa arse di zelo; fremettero le sue viscere e fu preso da una giusta collera. Fattosi avanti di corsa, lo uccise sull’altare; uccise nel medesimo tempo il messaggero del re, che costringeva a sacrificare, e distrusse l’altare. Egli agiva per zelo verso la legge, come aveva fatto Fineès con Zambrì, figlio di Salom. La voce di Mattatìa tuonò nella città: «Chiunque ha zelo per la legge e vuole difendere l’alleanza mi segua!». Fuggì con i suoi figli tra i monti, abbandonando in città quanto possedevano.
Allora molti che ricercavano la giustizia e il diritto scesero nel deserto, per stabilirvisi.

Un atto di violenza, ampiamente giustificato dal nostro testo, dice di un altro modo di stare davanti alla persecuzione: alcuni reagiscono – i Maccabei appunto -, organizzando una resistenza armata che si contraporrà con una lotta partigiana alla volontà oppressiva degli ellenisti.
La storia ci ha consegnato la testimonianza di tanti che hanno imbracciato le armi per difendere la causa della giustizia, del bene di una nazione e di un popolo. Anche la Chiesa ha benedetto le armi degli eserciti in vari momenti della storia.

Oggi, in un ascolto più attento del Vangelo, abbiamo imparato che ci sono anche metodi nonviolenti per difendere la giustizia e guadagnare la pace, forse più fedeli a quanto il Signore ci domanda. Esempi luminosi nel XX secolo ci hanno portato la testimonianza di grandi vittorie popolari ottenute con la forza della giustizia e attraverso l’affermazione del diritto.

Molti, ancora oggi, credono che la lotta armata sia l’unica modalità per difendere un popolo e i suoi giusti diritti. Ma la violenza porta solo violenza.
Gesù ci ha insegnato che c’è una via d’amore per disarmare il nemico, ci sono dei gesti e degli atteggiamenti che aiutano a richiamare l’attenzione su ciò che conta veramente… senza bisogno di ricorrere alla violenza.

Mentre scrivo queste parole, ricordo Arianna che proprio ieri è ritornata in Libano con i giovani dell’ “Operazione Colomba”, per condividere con i profughi siriani, in una situazione sempre più difficile, il desiderio di ottenere giustizia per tutti, pace per tutti, bene per tutti, attraverso la nonviolenza e la testimonianza della prossimità.
Grazie Arianna, Paola, Caterina, Alessandro e tutti voi che siete in varie parti del mondo a invocare la pace, mettendo a rischio le vostre vite, ma senza prendere in mano le armi. Noi non crediamo che siate degli ingenui; noi preghiamo per voi perché il Signore vi custodisca, e preghiamo per noi, perché il Signore cancelli dal nostro cuore ogni desiderio di rispondere con la violenza a chi ci fa del male.

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Salmo 49
Parla il Signore, Dio degli dèi,
convoca la terra da oriente a occidente.
Da Sion, bellezza perfetta,
Dio risplende.

Davanti a me riunite i miei fedeli,
che hanno stabilito con me l’alleanza
offrendo un sacrificio.
I cieli annunciano la sua giustizia:
è Dio che giudica.

Offri a Dio come sacrificio la lode
e sciogli all’Altissimo i tuoi voti;
invocami nel giorno dell’angoscia:
ti libererò e tu mi darai gloria.

Preghiamo
Guarda, Signore, il tuo popolo 
riunito nel ricordo delle beata Vergine Maria; 
fa’ che per sua intercessione 
partecipi alla pienezza della tua grazia.

Oggi un preghiera particolare per i miei genitori – Pier Paolo e Milvia – che celebrano 55 anni di matrimonio.
Sono molto grato, insieme ai miei fratelli e alle loro famiglie, della storia che è scaturita da quel primo “sì” e da tutti i successivi che hanno saputo pronunciare nel corso della loro bella vita. Grazie Signore! Custodiscici nel tuo amore e nella tua volontà.

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