Sette fratelli

Saints_Maccabees

Dal secondo libro dei Maccabèi
In quei giorni, ci fu il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re, a forza di flagelli e nerbate, a cibarsi di carni suine proibite. 
Soprattutto la madre era ammirevole e degna di gloriosa memoria, perché, vedendo morire sette figli in un solo giorno, sopportava tutto serenamente per le speranze poste nel Signore. Esortava ciascuno di loro nella lingua dei padri, piena di nobili sentimenti e, temprando la tenerezza femminile con un coraggio virile, diceva loro: «Non so come siate apparsi nel mio seno; non io vi ho dato il respiro e la vita, né io ho dato forma alle membra di ciascuno di voi. Senza dubbio il Creatore dell’universo, che ha plasmato all’origine l’uomo e ha provveduto alla generazione di tutti, per la sua misericordia vi restituirà di nuovo il respiro e la vita, poiché voi ora per le sue leggi non vi preoccupate di voi stessi».
Antioco, credendosi disprezzato e sospettando che quel linguaggio fosse di scherno, esortava il più giovane che era ancora vivo; e non solo a parole, ma con giuramenti prometteva che l’avrebbe fatto ricco e molto felice, se avesse abbandonato le tradizioni dei padri, e che l’avrebbe fatto suo amico e gli avrebbe affidato alti incarichi. Ma poiché il giovane non badava per nulla a queste parole, il re, chiamata la madre, la esortava a farsi consigliera di salvezza per il ragazzo. Esortata a lungo, ella accettò di persuadere il figlio; chinatasi su di lui, beffandosi del crudele tiranno, disse nella lingua dei padri: «Figlio, abbi pietà di me, che ti ho portato in seno nove mesi, che ti ho allattato per tre anni, ti ho allevato, ti ho condotto a questa età e ti ho dato il nutrimento. Ti scongiuro, figlio, contempla il cielo e la terra, osserva quanto vi è in essi e sappi che Dio li ha fatti non da cose preesistenti; tale è anche l’origine del genere umano. Non temere questo carnefice, ma, mostrandoti degno dei tuoi fratelli, accetta la morte, perché io ti possa riavere insieme con i tuoi fratelli nel giorno della misericordia».
Mentre lei ancora parlava, il giovane disse: «Che aspettate? Non obbedisco al comando del re, ma ascolto il comando della legge che è stata data ai nostri padri per mezzo di Mosè. Tu però, che ti sei fatto autore di ogni male contro gli Ebrei, non sfuggirai alle mani di Dio».

Questo racconto, tratto dal secondo libro dei Maccabei, lo abbiamo già ascoltato due domeniche fa’ ed è un vera e propria testimonianza di fede nella risurrezione fatta da sette fratelli e dalla loro madre.

Quello che colpisce è la crudeltà dei persecuzioni che devono portare a casa il risultato con la violenza o con l’inganno. Purtroppo, anche se questo testo – dobbiamo ammetterlo – è un po’ romanzato, tale crudeltà è tutt’altro che una fantasia di opposizione tra bene e male. La storia passata e recente ci ha riportato il racconto di gravissime violenze agite per sopprimere l’adesione di fede di singole persone e di un popolo intero; proprio qualche settimana fa’, con un gruppo di giovani, abbiamo visitato l’Albania e ascoltato con le nostre orecchie i racconti delle persecuzioni condotte da chi, accecato dalla ideologia, voleva sopprimere ogni esperienza religiosa e di quanti sono rimasti fedeli fino alla morte, non per professare fanaticamente un’altra idea, ma per difendere la verità della loro relazione con Cristo e la libertà, unica condizione che consente all’uomo di essere veramente sé stesso. Stesse storie vengono narrate per cristiani o uomini e donne di altre espressioni religiose che vengono barbaramente imprigionati, torturati e uccisi.

Mi viene in mente quel testo del Vangelo in cui Gesù stesso dice ai suoi discepoli che “verranno tempi in cui chi vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio” (Cfr. Gv 16,2). Quanto vere sono state e sono tutt’oggi queste parole.

Salmo 16
Ascolta, Signore, la mia giusta causa,
sii attento al mio grido.
Porgi l’orecchio alla mia preghiera:
sulle mie labbra non c’è inganno.

Tieni saldi i miei passi sulle tue vie
e i miei piedi non vacilleranno.
Io t’invoco poiché tu mi rispondi, o Dio;
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole.

Custodiscimi come pupilla agli occhi,
all’ombra delle tue ali nascondimi.
Io nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al risveglio mi sazierò della tua immagine.

Preghiamo
Il tuo aiuto, Signore, ci renda sempre lieti nel tuo servizio, 
perché solo nella dedizione a te, fonte di ogni bene, 
possiamo avere felicità piena e duratura.

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