Martirio

Il-martirio-di-Adriano

Dal secondo libro dei Maccabèi
In quei giorni, un tale Eleàzaro, uno degli scribi più stimati, uomo già avanti negli anni e molto dignitoso nell’aspetto della persona, veniva costretto ad aprire la bocca e a ingoiare carne suina. Ma egli, preferendo una morte gloriosa a una vita ignominiosa, s’incamminò volontariamente al supplizio, sputando il boccone e comportandosi come conviene a coloro che sono pronti ad allontanarsi da quanto non è lecito gustare per attaccamento alla vita. 
Quelli che erano incaricati dell’illecito banchetto sacrificale, in nome della familiarità di antica data che avevano con quest’uomo, lo tirarono in disparte e lo pregarono di prendere la carne di cui era lecito cibarsi, preparata da lui stesso, e fingere di mangiare le carni sacrificate imposte dal re, perché, agendo a questo modo, sarebbe sfuggito alla morte e avrebbe trovato umanità in nome dell’antica amicizia che aveva con loro. 
Ma egli, facendo un nobile ragionamento, degno della sua età e del prestigio della vecchiaia, della raggiunta veneranda canizie e della condotta irreprensibile tenuta fin da fanciullo, ma specialmente delle sante leggi stabilite da Dio, rispose subito dicendo che lo mandassero pure alla morte. «Poiché – egli diceva – non è affatto degno della nostra età fingere, con il pericolo che molti giovani, pensando che a novant’anni Eleàzaro sia passato alle usanze straniere, a loro volta, per colpa della mia finzione, per una piccola e brevissima esistenza, si perdano per causa mia e io procuri così disonore e macchia alla mia vecchiaia. Infatti, anche se ora mi sottraessi al castigo degli uomini, non potrei sfuggire, né da vivo né da morto, alle mani dell’Onnipotente. Perciò, abbandonando ora da forte questa vita, mi mostrerò degno della mia età e lascerò ai giovani un nobile esempio, perché sappiano affrontare la morte prontamente e nobilmente per le sante e venerande leggi». 
Dette queste parole, si avviò prontamente al supplizio. Quelli che ve lo trascinavano, cambiarono la benevolenza di poco prima in avversione, ritenendo che le parole da lui pronunciate fossero una pazzia. 
Mentre stava per morire sotto i colpi, disse tra i gemiti: «Il Signore, che possiede una santa scienza, sa bene che, potendo sfuggire alla morte, soffro nel corpo atroci dolori sotto i flagelli, ma nell’anima sopporto volentieri tutto questo per il timore di lui». 
In tal modo egli morì, lasciando la sua morte come esempio di nobiltà e ricordo di virtù non solo ai giovani, ma anche alla grande maggioranza della nazione.

La vicenda di Eleazaro è una vicenda drammatica. In un tempo molto difficile e di grave persecuzione; in un tempo in cui si voleva forzatamente obbligare i Giudei a rinnegare la loro fedeltà all’alleanza, Eleazaro, consapevolmente, sceglie la via della testimonianza e dona la sua vita per essere di esempio ai  più giovani. La frase che sintetizza la sua vicenda è quella dove si afferma che egli preferì una morte gloriosa ad un vita ignominiosa.

Il martirio è fondamentalmente una testimonianza di fede che si fonda sulla speranza della risurrezione. La storia ci ha consegnato molte testimonianze di martirio per degli ideali; le nostre nazioni sono fondate sulla testimonianza di fedeltà agli ideali di uomini e donne che si sono sacrificati perché il futuro delle generazioni successive fosse improntato alla giustizia e al bene.
Nella scrittura oltre a questa dimensione ideale, chi dona la sua vita per la fedeltà all’alleanza con Dio è mosso dalla speranza della risurrezione dai morti come risposta di Dio all’atto di fedeltà.

Questi racconti dei Maccabei ci fanno sorgere diverse domande: perché accanirsi contro una fede religiosa? perché questa volontà di uccidere per imporre un’idea?
E d’altra parte: quali sono i margini per un dialogo con chi si presenta differente e quali, invece, le condizioni di una fedeltà che chiede di andare fino al dono supremo di sé stessi?

Dal Salmo 3
Signore, quanti sono i miei avversari!
Molti contro di me insorgono.
Molti dicono della mia vita:
«Per lui non c’è salvezza in Dio!». 

Ma tu sei mio scudo, Signore,
sei la mia gloria e tieni alta la mia testa.
A gran voce grido al Signore
ed egli mi risponde dalla sua santa montagna.

Io mi corico, mi addormento e mi risveglio:
il Signore mi sostiene.
Non temo la folla numerosa
che intorno a me si è accampata.

Preghiamo
Il tuo aiuto, Signore, ci renda sempre lieti nel tuo servizio, 
perché solo nella dedizione a te, fonte di ogni bene, 
possiamo avere felicità piena e duratura.

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