In nome della vita

Saints_Maccabees

Dal secondo libro dei Maccabèi
In quei giorni, ci fu il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re, a forza di flagelli e nerbate, a cibarsi di carni suine proibite.
Uno di loro, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi o vuoi sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri».
[E il secondo,] giunto all’ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna».
Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani, dicendo dignitosamente: «Dal Cielo ho queste membra e per le sue leggi le disprezzo, perché da lui spero di riaverle di nuovo». Lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza di questo giovane, che non teneva in nessun conto le torture. Fatto morire anche questo, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti. Ridotto in fin di vita, egli diceva: «È preferibile morire per mano degli uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te non ci sarà davvero risurrezione per la vita».

La storia dei sette fratelli Maccabei è una storia eroica e terribile. Eroica per la testimonianza di fede di questi sette giovani e della madre che impavidi, di fronte alle torture, alle sevizie e alla morte, non retrocedono di un passo per rimanere fedeli alla legge dei Padri che impediva loro di nutrirsi di carne di maiale.
Terribile perché mostra l’ottusità dei potenti che usano la forza per sopprimere la verità, la violenza cieca per tentare di piegare la coscienza e la dignità delle persone che non si sottomettono.

Eroismo. Ho frequentato le scuole elementari nella Scuola “Enrico Toti” di Rimini e ogni mattina, per i cinque anni della mia infanzia, sono stato accolto dall’immagine di questo eroe della prima guerra mondiale che, pur ferito gravemente, si scagliava contro il nemico brandendo la sua stampella, testimone di impavido ardore per la Patria e di eroico disprezzo della vita, per combattere il vile aggressore (così più o meno recitava una lapide posta accanto all’immagine).

Con tutto il rispetto per chi ha sacrificato la sua vita, noi non abbiamo bisogno di eroi, ma di testimoni che sanno donare la vita perché credono fermamente nella potenza di Dio che può risuscitare a vita eterna coloro che si mantengono fedeli alla sua volontà. Il racconto dei sette fratelli Maccabei non è un racconto di eroismo, ma una testimonianza di fede nella risurrezione che Dio è pronto elargire a coloro che si affidano a lui e non si sottomettono alla logica della menzogna e della violenza.

Salmo 16
Ascolta, Signore, la mia giusta causa,
sii attento al mio grido.
Porgi l’orecchio alla mia preghiera:
sulle mie labbra non c’è inganno.
Tieni saldi i miei passi sulle tue vie
e i miei piedi non vacilleranno.
Io t’invoco poiché tu mi rispondi, o Dio;
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole.
Custodiscimi come pupilla degli occhi,
all’ombra delle tue ali nascondimi,
io nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al risveglio mi sazierò della tua immagine.
Preghiamo
Dio grande e misericordioso,
allontana ogni ostacolo
nel nostro cammino verso di te,
perché, nella serenità del corpo e dello spirito,
possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio.

Christus vivit 1

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