Il bene che voglio

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, io so che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: in me c’è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me.
Dunque io trovo in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti nel mio intimo acconsento alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che combatte contro la legge della mia ragione e mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra.
Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!

Questo testo di san Paolo è straordinario per la finezza con cui descrive il nostro combattimento spirituale, perché proprio di combattimento si tratta.
Paolo trova in sé stesso (non fuori di lui) questa tensione terribile: vuole il bene, ma si trova ad agire il male. E’ razionalmente convinto del bene che desidera, ma non riesce a concretizzarlo perché in lui prevale un’altra forza, quella scritta nelle sue membra, che ostacola la realizzazione del suo desiderio.
A questo livello si insinua la tentazione: se il bene che desidero non è per me realizzabile, allora tanto vale rinunciare! E’ la vera grande tentazione spirituale, quello che ci convince sull’idea che il bene desiderato sia per noi inaccessibile. La tentazione interviene proprio perché noi desideriamo risolvere la tensione e la sofferenza che questa incoerenza provoca dentro di noi, e la risoluzione va nella direzione della rassegnazione: sarebbe bello, ma non è per me.

E’ proprio qui che occorre combattere e fare intervenire tutte virtù della fede, della speranza, …perché ciò che Dio promette lo realizza (come ha spiegato Paolo nel capitolo 4 della lettera ai Romani). Occorre riconoscere che noi da soli non riusciremmo mai a realizzare quel bene che intuiamo come desiderabile, non con le nostre sole forze, ma con la grazia di Dio sì!
Certo, questo nostro corpo è votato alla morte, ma Dio, per mezzo di Gesù Cristo e della sua Pasqua, ci ha liberato, ci ha salvato e ci ha aperto l’accesso a quel bene che il nostro cuore desidera e che Dio ci promette.

Dal Salmo 118
Insegnami il gusto del bene e la conoscenza,
perché ho fiducia nei tuoi comandi.
Tu sei buono e fai il bene:
insegnami i tuoi decreti.

Il tuo amore sia la mia consolazione,
secondo la promessa fatta al tuo servo.
Venga a me la tua misericordia e io avrò vita,
perché la tua legge è la mia delizia.

Mai dimenticherò i tuoi precetti,
perché con essi tu mi fai vivere.
Io sono tuo: salvami,
perché ho ricercato i tuoi precetti.

Preghiamo
Dio onnipotente ed eterno,
crea in noi un cuore generoso e fedele,
perché possiamo sempre servirti con lealtà
e purezza di spirito.

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