Decuplicare il bene

preghiera
Dal libro del profeta Baruc
Coraggio, popolo mio, tu, memoria d’Israele!
Siete stati venduti alle nazioni
non per essere annientati,
ma perché avete fatto adirare Dio
siete stati consegnati ai nemici.
Avete irritato il vostro creatore,
sacrificando a dèmoni e non a Dio.
Avete dimenticato chi vi ha allevati, il Dio eterno,
avete afflitto anche colei che vi ha nutriti, Gerusalemme.
Essa ha visto piombare su di voi l’ira divina
e ha esclamato: «Ascoltate, città vicine di Sion,
Dio mi ha mandato un grande dolore.
Ho visto, infatti, la schiavitù in cui l’Eterno
ha condotto i miei figli e le mie figlie.
Io li avevo nutriti con gioia
e li ho lasciati andare con pianto e dolore.
Nessuno goda di me nel vedermi vedova
e abbandonata da molti;
sono stata lasciata sola per i peccati dei miei figli,
perché hanno deviato dalla legge di Dio».
Coraggio, figli, gridate a Dio,
poiché si ricorderà di voi colui che vi ha afflitti.
Però, come pensaste di allontanarvi da Dio,
così, ritornando, decuplicate lo zelo per ricercarlo;
perché chi vi ha afflitto con tanti mali
vi darà anche, con la vostra salvezza, una gioia perenne.

La liturgia ci fa permanere nell’esperienza dell’esilio del popolo d’Israele, un’esperienza che il profeta Baruc rilegge nel segno della confessione della colpa.
Israele è consapevole che quanto è accaduto corrisponde ad un’azione educativa di Dio che è intervenuto in modo forte per correggere il popolo dalla sua infedeltà e dall’indifferenza manifestata verso le parole dei profeti.

Il testo si chiude con la prospettiva di un intervento riconciliatorio di Dio, che si ricorderà del suo popolo perché la punizione non corrisponde ad un rigetto.
C’è un aspetto che mi incuriosisce e che sfugge spesso alla nostra attenzione spirituale.
Baruc chiede al popolo di decuplicare lo zelo per ritornare al Signore e ricercarlo. L’impegno per ritornare a Dio deve essere dieci volte più grande di quello che è stato impiegato per allontanarsi da lui.
Forse qualcuno ricorda il testo di Zaccheo che, nel momento della sua confessione, afferma di voler restituire quattro volte ciò che ha rubato.

C’è come una regola di necessità di sovrabbondanza nel bene rispetto al male: non sono alla pari. Per riparare il male occorre un surplus di bene. Il perdono di Dio è un atto gratuito che scaturisce dal suo amore, non si può meritare né conquistare, ma perché divenga fecondo in noi, perché porti frutto, si richiede un surplus di impegno nel bene e nell’amore, altrimenti rischia di scivolarci addosso.

Dal Salmo 68
Vedano i poveri e si rallegrino;
voi che cercate Dio, fatevi coraggio,
perché il Signore ascolta i miseri
e non disprezza i suoi che sono prigionieri.
A lui cantino lode i cieli e la terra,
i mari e quanto brulica in essi.
Perché Dio salverà Sion,
ricostruirà le città di Giuda:
vi abiteranno e ne riavranno il possesso.
La stirpe dei suoi servi ne sarà erede
e chi ama il suo nome vi porrà dimora.
Preghiamo
O Dio, che riveli la tua onnipotenza
soprattutto con la misericordia e il perdono,
continua a effondere su di noi la tua grazia,
perché, camminando verso i beni da te promessi,
diventiamo partecipi della felicità eterna.

Nel-nome-di-Dio hd

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