Compimenti

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Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési
Fratelli, sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa. Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento la parola di Dio, il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi. A loro Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti: Cristo in voi, speranza della gloria. 
È lui infatti che noi annunciamo, ammonendo ogni uomo e istruendo ciascuno con ogni sapienza, per rendere ogni uomo perfetto in Cristo. Per questo mi affatico e lotto, con la forza che viene da lui e che agisce in me con potenza.
Voglio infatti che sappiate quale dura lotta devo sostenere per voi, per quelli di Laodicèa e per tutti quelli che non mi hanno mai visto di persona, perché i loro cuori vengano consolati. E così, intimamente uniti nell’amore, essi siano arricchiti di una piena intelligenza per conoscere il mistero di Dio, che è Cristo: in lui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza.

In questo testo si parla di due compimenti.
Il primo riguarda la persona di Paolo che, di fronte alle sofferenze vissute, testimonia una certa letizia, perché sente che, tali sofferenze, sono la via attraverso cui il mistero della croce si compie nella sua vita e che questo percorso è un bene per la Chiesa.
Anche noi dovremmo sempre rileggere la nostra vita a partire dalla Pasqua di Gesù nella quale siamo stati inseriti a partire dal Battesimo. Nel mistero della morte e risurrezione del Signore possiamo rileggere quanto ci accade e sentire come possiamo partecipare -esistenzialmente e non solo sacramentalmente – alla Pasqua del Signore perché il mistero del Battesimo si compia in noi.

Il secondo compimento coinvolge il ministero di Paolo. In questo suo servizio, Paolo non è chiamato solamente ad annunciare la Parola di Dio, ma anche a portarla a compimento. Quel mistero di salvezza che il vangelo annuncia, deve diventare realtà nella vita di coloro che accolgono l’annuncio.
Ci sono due testi che ci possono aiutare meglio a comprendere cosa significhi questa parola di san Paolo. Il primo è tratto dagli Atti degli Apostoli alla fine del discorso che Pietro ha tenuto a Gerusalemme nel giorno di Pentecoste, il seconod è un testo importantissimo della Sacrosanctum Concilium, costituzione del Coniclio Vativano II sulla Liturgia.

« … Sappia dunque con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso». All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?».E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. (At 2,36-38)

Pertanto, come il Cristo fu inviato dal Padre, così anch’egli ha inviato gli apostoli, ripieni di Spirito Santo. Essi, predicando il Vangelo a tutti gli uomini, non dovevano limitarsi ad annunciare che il Figlio di Dio con la sua morte e risurrezione ci ha liberati dal potere di Satana e dalla morte e ci ha trasferiti nel regno del Padre, bensì dovevano anche attuare l’opera di salvezza che annunziavano, mediante il sacrificio e i sacramenti attorno ai quali gravita tutta la vita liturgica. (SC 6)

Dal Salmo 62
Solo in Dio riposa l’anima mia:
da lui la mia speranza.
Lui solo è mia roccia e mia salvezza,
mia difesa: non potrò vacillare. 

Confida in lui, o popolo, in ogni tempo;
davanti a lui aprite il vostro cuore:
nostro rifugio è Dio.

Preghiamo
O Padre, che ci hai donato il Salvatore e lo Spirito Santo, 
guarda con benevolenza i tuoi figli di adozione, 
perché a tutti i credenti in Cristo 
sia data la vera libertà e l’eredità eterna. 

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