Come un padre

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Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési
Voi ricordate, fratelli, il nostro duro lavoro e la nostra fatica: lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi, vi abbiamo annunciato il vangelo di Dio. 
Voi siete testimoni, e lo è anche Dio, che il nostro comportamento verso di voi, che credete, è stato santo, giusto e irreprensibile. Sapete pure che, come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi, vi abbiamo incoraggiato e scongiurato di comportarvi in maniera degna di Dio, che vi chiama al suo regno e alla sua gloria.
Proprio per questo anche noi rendiamo continuamente grazie a Dio perché, ricevendo la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l’avete accolta non come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio, che opera in voi credenti.

Lo stile del lavoro apostolico di Paolo e dei suoi compagni fa parte del messaggio che loro hanno portato. Il modo in cui si sono comportati nei confronti dei Tessalonicesi è stato coerente con il Vangelo che annunciavano.
Dopo aver utilizzato l’immagine materna (testo di ieri), ora Paolo evoca l’immagine paterna per descrivere il loro impegno volto soprattutto all’esortazione, all’incoraggiamento e al richiamo amorevole ad orientare la propria vita alla volontà di Dio.
Più volte, nelle sue lettere, Paolo descrive il lavoro apostolico come un impegno generativo. Il testo più significativo è quello della lettera ai Galati, lettera dal tono polemico e doloroso, ma ricca di spaccati affettivi della vita di Paolo: “È bello invece essere circondati di premure nel bene sempre, e non solo quando io mi trovo presso di voi, figli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché Cristo non sia formato in voi!” (Gal 4,18-19) Questo è l’impegno apostolico sia quando si mostra nell’amorevolezza materna, sia quando si manifesta nell’esigenza paterna di un richiamo o di una correzione.

Oggi accogliamo la testimonianza di sant’Agostino la cui fede è stata sostenuta dalle cure materne di Monica e da quelle paterne di sant’Ambrogio, vescovo a Milano al tempo in cui Agostino vi soggiornava. 

Dal Salmo 139
Dove andare lontano dal tuo spirito?
Dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei;
se scendo negli inferi, eccoti. 

Se prendo le ali dell’aurora
per abitare all’estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra. 

Se dico: «Almeno le tenebre mi avvolgano
e la luce intorno a me sia notte»,
nemmeno le tenebre per te sono tenebre
e la notte è luminosa come il giorno.

Preghiamo
Suscita sempre nella tua Chiesa, Signore, 
lo spirito che animò il tuo vescovo Agostino, 
perché anche noi, assetati della vera sapienza, 
non ci stanchiamo di cercare te, 
fonte viva dell’eterno amore. 

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