Come una madre

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Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési
Voi stessi, fratelli, sapete bene che la nostra venuta in mezzo a voi non è stata inutile. Ma, dopo avere sofferto e subìto oltraggi a Filippi, come sapete, abbiamo trovato nel nostro Dio il coraggio di annunciarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte. 
E il nostro invito alla fede non nasce da menzogna, né da disoneste intenzioni e neppure da inganno; ma, come Dio ci ha trovato degni di affidarci il Vangelo così noi lo annunciamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori. 
Mai infatti abbiamo usato parole di adulazione, come sapete, né abbiamo avuto intenzioni di cupidigia: Dio ne è testimone. E neppure abbiamo cercato la gloria umana, né da voi né da altri, pur potendo far valere la nostra autorità di apostoli di Cristo. 
Invece siamo stati amorevoli in mezzo a voi, come una madre che ha cura dei propri figli. Così, affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari.

Due caratteristiche definiscono l’apostolato di Paolo e dei suoi compagni: la sincerità e l’amorevolezza.
La sincerità testimonia l’assoluta libertà nell’annuncio del Vangelo. Questa libertà è ciò che distingue la missione dal proselitismo e comunica l’assoluta gratuità in questo servizio alla persona.
Tale servizio porta a vivere un affetto e un legame con le persone che diventa il vero tramite per annunciare la Parola di Gesù. Il Vangelo non è un’idea, ma la persona di Gesù che si è voluta legare a noi e che ha dato la vita per noi.
La testimonianza e l’annuncio del Vangelo sono autentici e fecondi se testimoniano e comunicano lo stesso amore. Attraverso l’amorevolezza dei missionari, disposti a dare la vita, non per un’idea, ma per delle persone, coloro che sono destinatari dell’annuncio fanno la prima esperienza di quale sia la radice del Vangelo.
Le domande per me e per tutti coloro che sono impegnati nell’annuncio, non sono poche per questa giornata.

Mi piace ricordare questo esempio di maternità apostolica in questo giorno in cui la chiesa ricorda santa Monica, madre di sant’Agostino, che ha dovuto generare alla fede il proprio figlio attraverso molte lacrime e preghiere.

Dal Salmo 139
Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo,
intendi da lontano i miei pensieri,
osservi il mio cammino e il mio riposo,
ti sono note tutte le mie vie.

La mia parola non è ancora sulla lingua
ed ecco, Signore, già la conosci tutta.
Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.
Meravigliosa per me la tua conoscenza,
troppo alta, per me inaccessibile.

Preghiamo
O Dio, consolatore degli afflitti, 
che hai esaudito le pie lacrime di santa Monica 
con la conversione del figlio Agostino, 
per la loro comune preghiera 
donaci una viva contrizione dei nostri peccati, 
perché gustiamo la dolcezza del tuo perdono.

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