Un voto?

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Dal libro dei Giudici
In quei giorni, lo spirito del Signore venne su Iefte ed egli attraversò Gàlaad e Manasse, passò a Mispa di Gàlaad e da Mispa di Gàlaad raggiunse gli Ammoniti. Iefte fece voto al Signore e disse: «Se tu consegni nelle mie mani gli Ammoniti, chiunque uscirà per primo dalle porte di casa mia per venirmi incontro, quando tornerò vittorioso dagli Ammoniti, sarà per il Signore e io lo offrirò in olocausto».
Quindi Iefte raggiunse gli Ammoniti per combatterli e il Signore li consegnò nelle sue mani. Egli li sconfisse da Aroèr fin verso Minnit, prendendo loro venti città, e fino ad Abel Cheramìm. Così gli Ammoniti furono umiliati davanti agli Israeliti.
Poi Iefte tornò a Mispa, a casa sua; ed ecco uscirgli incontro la figlia, con tamburelli e danze. Era l’unica figlia: non aveva altri figli né altre figlie. Appena la vide, si stracciò le vesti e disse: «Figlia mia, tu mi hai rovinato! Anche tu sei con quelli che mi hanno reso infelice! Io ho dato la mia parola al Signore e non posso ritirarmi».
Ella gli disse: «Padre mio, se hai dato la tua parola al Signore, fa’ di me secondo quanto è uscito dalla tua bocca, perché il Signore ti ha concesso vendetta sugli Ammoniti, tuoi nemici». Poi disse al padre: «Mi sia concesso questo: lasciami libera per due mesi, perché io vada errando per i monti a piangere la mia verginità con le mie compagne».
Egli le rispose: «Va’!», e la lasciò andare per due mesi. Ella se ne andò con le compagne e pianse sui monti la sua verginità. Alla fine dei due mesi tornò dal padre ed egli compì su di lei il voto che aveva fatto.

Questo racconto è terribile e molto difficile da digerire. Ma davvero Dio vuole questi sacrifici? E’ giusto domandarselo! La cosa interessante è che Dio non dice nulla a riguardo; non chiede e non rifiuta; non interviene neppure come aveva fatto con Abramo quando stava per sacrificare Isacco. Cosa dobbiamo capire da questo testo così difficile?

Secondo la mentalità del libro dei Giudici, Iefte si dimostra un uomo fedele alla parola data, che non cambia le carte in tavola quando ciò che si è impegnato a fare è troppo oneroso per lui. Con lui la figlia (senza nome proprio) che inconsapevole della decisione del padre, rimane fedele alla parola che lui ha dato. Un esempio integerrimo di fedeltà di fronte all’inconsistenza del popolo d’Israele che, come una canna sbattuta dal vento, insegue qualsiasi moda e qualsiasi culto senza curarsi della fedeltà all’alleanza.

Per noi, che leggiamo questo testo come discepoli di Gesù, è più che lecito porre delle domande e delle riflessioni. Attenzione al rischio del fondamentalismo.
– Il voto che Iefte pronuncia e al quale si vincola non era necessario; Dio non glielo aveva chiesto. E’ un di più con il quale Iefte sembra volersi assicurare il successo dell’impresa, non fidandosi fino in fondo della chiamata del Signore che si è manifestata con la discesa dello spirito di Dio su di lui. Iefte si vincola ad un voto quasi obbligando Dio a garantirgli la vittoria, ma tale garanzia si rivolta contro di lui. Comprendiamo meglio perché Gesù, nel Vangelo di Matteo ci invita a non pronunciare giuramenti (Cfr Mt 5,33-37) e conclude dicendo: Sia invece il vostro parlare: «Sì, sì», «No, no»; il di più viene dal Maligno. Da chi viene questo di più a cui Iefte si è vincolato? Non possiamo dare una risposta, ma un dubbio ci viene.
– E’ sconvolgente il dolore e la tristezza che pervadono coloro che, ubbidienti, si sottopongono al voto. Che valore ha un sacrificio vissuto in questo modo? Può Dio volere da noi una cosa che ci procura una tale dolore? E’ davvero volontà di Dio? Anche qui ci viene in aiuto il Nuovo Testamento, in quella frase che Paolo riporta nella seconda lettera ai Corinzi: Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia (2Cor 9,7).
– Qualcuno potrebbe dire che anche Gesù ha obbedito alla volontà del Padre accogliendo il sacrificio della Croce per la salvezza del mondo; ma Gesù è molto chiaro e afferma con chiara voce: Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio. (Gv 10,17-18)

Il racconto di Iefte è molto delicato e problematico dal punto di vista spirituale e teologico. Non dobbiamo farci prendere dallo spavento. Dobbiamo tenere saldo quanto Gesù ci ha rivelato su Dio. Non è lui che vuole i nostri sacrifici, ma è lui che si sacrifica perché noi abbiamo la vita.

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo… In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. (Cfr Gv 6)

Dal Salmo 40
Beato l’uomo che ha posto la sua fiducia nel Signore
e non si volge verso chi segue gli idoli
né verso chi segue la menzogna.
Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto,
non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.
Allora ho detto: «Ecco, io vengo.
Nel rotolo del libro su di me è scritto
di fare la tua volontà:
mio Dio, questo io desidero;
la tua legge è nel mio intimo».
Ho annunciato la tua giustizia
nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra,
Signore, tu lo sai.
Preghiamo
O Dio, che hai preparato beni invisibili
per coloro che ti amano,
infondi in noi la dolcezza del tuo amore,
perché, amandoti in ogni cosa e sopra ogni cosa,
otteniamo i beni da te promessi,
che superano ogni desiderio.

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