Migrare

Cammelli nel deserto

Dal libro della Gènesi
In quei giorni, Israele levò le tende con quanto possedeva e arrivò a Bersabea, dove offrì sacrifici al Dio di suo padre Isacco. Dio disse a Israele in una visione nella notte: «Giacobbe, Giacobbe!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Io sono Dio, il Dio di tuo padre. Non temere di scendere in Egitto, perché laggiù io farò di te una grande nazione. Io scenderò con te in Egitto e io certo ti farò tornare. Giuseppe ti chiuderà gli occhi con le sue mani».
Giacobbe partì da Bersabea e i figli d’Israele fecero salire il loro padre Giacobbe, i loro bambini e le loro donne sui carri che il faraone aveva mandato per trasportarlo. Presero il loro bestiame e tutti i beni che avevano acquistato nella terra di Canaan e vennero in Egitto, Giacobbe e con lui tutti i suoi discendenti. Egli condusse con sé in Egitto i suoi figli e i nipoti, le sue figlie e le nipoti, tutti i suoi discendenti. Egli aveva mandato Giuda davanti a sé da Giuseppe, perché questi desse istruzioni in Gosen prima del suo arrivo. Arrivarono quindi alla terra di Gosen. Allora Giuseppe fece attaccare il suo carro e salì incontro a Israele, suo padre, in Gosen. Appena se lo vide davanti, gli si gettò al collo e pianse a lungo, stretto al suo collo. Israele disse a Giuseppe: «Posso anche morire, questa volta, dopo aver visto la tua faccia, perché sei ancora vivo»

Ancora una volta Giacobbe (Israele) deve mettersi in viaggio per migrare.
Era partito giovanissimo per andare in Carran e sfuggire alla vendetta del fratello Esaù che lui aveva ingannato con la complicità della madre Rebecca.
Era ritornato in Canaan con mogli e figli, stabilendosi in Bersabea, una terra promessa che – però – la carestia aveva reso una terra di morte.
Ora, da anziano, deve ripartire per andare in Egitto, là dove ha scoperto che c’è suo figlio Giuseppe, quel figlio che per tanto tempo lui aveva creduto morto, ma che ora, dopo innumerevoli e dolorosissime vicende, è divenuto governatore dell’Egitto ed ha aperto una via di salvezza dalla carestia a quella famiglia che lo aveva ripudiato vendendolo come schiavo.
E’ una grande carovana quella che accompagna Giacobbe; una famiglia numerosa; un mini esodo verso l’Egitto accompagnato da una promessa che Dio rivolge a Giacobbe: “farò di te in Egitto una grande nazione”. Ma soprattutto la promessa di morire tra le braccia del figlio amato, di Giuseppe.

Giacobbe parte con una speranza: la speranza data dalla promessa di Dio. Nel suo andare prevale quello che avrebbe trovato su quello che è costretto a lasciare. Parte per il suo ultimo viaggio, lui che per tanto tempo ha vissuto da pellegrino e da straniero.

Dal Salmo 37
Confida nel Signore e fa’ il bene:
abiterai la terra e vi pascolerai con sicurezza.
Cerca la gioia nel Signore:
esaudirà i desideri del tuo cuore. 

Il Signore conosce i giorni degli uomini integri:
la loro eredità durerà per sempre.
Non si vergogneranno nel tempo della sventura
e nei giorni di carestia saranno saziati. 

Sta’ lontano dal male e fa’ il bene
e avrai sempre una casa.
Perché il Signore ama il diritto
e non abbandona i suoi fedeli.

La salvezza dei giusti viene dal Signore:
nel tempo dell’angoscia è loro fortezza.
Il Signore li aiuta e li libera,
li libera dai malvagi e li salva,
perché in lui si sono rifugiati.

Preghiamo
O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio 
hai risollevato l’umanità dalla sua caduta, 
donaci una rinnovata gioia pasquale, 
perché, liberi dall’oppressione della colpa, 
partecipiamo alla felicità eterna.

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