Spirito che dà vita

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Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (3,4-11)
Fratelli, proprio questa è la fiducia che abbiamo per mezzo di Cristo, davanti a Dio. Non che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio, il quale anche ci ha resi capaci di essere ministri di una nuova alleanza, non della lettera, ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito invece dà vita.
Se il ministero della morte, inciso in lettere su pietre, fu avvolto di gloria al punto che i figli d’Israele non potevano fissare il volto di Mosè a causa dello splendore effimero del suo volto, quanto più sarà glorioso il ministero dello Spirito? 
Se già il ministero che porta alla condanna fu glorioso, molto di più abbonda di gloria il ministero che porta alla giustizia. Anzi, ciò che fu glorioso sotto quell’aspetto, non lo è più, a causa di questa gloria incomparabile. 
Se dunque ciò che era effimero fu glorioso, molto più lo sarà ciò che è duraturo.

Ambedue le lettere ai Corinzi hanno un tono polemico; Paolo le scrive per difendersi dalle accuse che alcuni gli rivolgono circo lo stile del suo apostolato. Il problema è soprattutto il confronto con i cristiani che provengono dal giudaismo che pensano il cristianesimo in continuità con la tradizione ebraica. Paolo, invece, per sottolineare a valorizzare l’unicità della Pasqua di Cristo, tende a depotenziare il valore della legge antica e di tutta la tradizione ebraica, giudicandola superata.

In questo testo Paolo cita un testo del libro dell’Esodo (34,29-35) in cui si racconta che, dopo essere disceso dal monte e aver ricevuto la Legge, il volto di Mosè era talmente luminoso che hanno deciso di coprirlo con un velo per non abbagliare gli israeliti.
Paolo usa questo episodio per marcare la differenza tra la nuova e l’antica alleanza; la prima lui la definisce della lettera, capace solo di indicare quale sia il peccato e, di conseguenza, la via della morte; la seconda definita dello Spirito quindi portatrice di vita.
Se il ministero di Mosè fu un ministero luminoso, quanto più lo sarà il ministero di coloro che portano la vita dello Spirito?

Ringraziamo il Signore perché ci ha resi partecipi dello Spirito che da vita; ma sta a noi consentire allo Spirito di agire. Lasciare agire lo Spirito significa lasciare che Dio operi in noi, ci trasformi; che la Parola del Vangelo ci converta. Che superiamo la logica minimale dell’evitare il male (la logica della legge) e cerchiamo ciò che fa crescere e dà vita.
Chiediamo anche al Signore che renda le nostre comunità ministre dello Spirito che dà vita e non luoghi di orte e di muffa.

Dal Salmo 99
Esaltate il Signore, nostro Dio,
prostratevi allo sgabello dei suoi piedi.
Egli è santo!

Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti,
Samuèle tra quanti invocavano il suo nome:
invocavano il Signore ed egli rispondeva. 

Parlava loro da una colonna di nubi:
custodivano i suoi insegnamenti
e il precetto che aveva loro dato. 

Signore, nostro Dio, tu li esaudivi,
eri per loro un Dio che perdona,
pur castigando i loro peccati. 

Esaltate il Signore, nostro Dio,
prostratevi davanti alla sua santa montagna,
perché santo è il Signore, nostro Dio!

Apocalisse - ultima parola - estate 2019

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