In cielo

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Dal Vangelo secondo Luca (24,46-53)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Padre nostro che sei nei cieli…
Il cielo per il credente non è solamente l’atmosfera che avvolge la terra, ma è il luogo della dimora di Dio perché nulla più del cielo ci parla della trascendenza di Dio.
Salomone che costruisce il primo grande tempio di Gerusalemme, nel giorno della dedicazione del tempio afferma: “Ma è proprio vero che Dio abita con gli uomini sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruito!” (2Cr 6,18).

Gesù, che dopo la Pasqua ha concluso la missione che il Padre gli aveva affidato sulla terra, ascende al cielo per rientrare, con il suo corpo glorificato, nella gloria di Dio.
Nella nostra tradizione cattolica questa festa dell’ascensione sembra una festa debole: cosa aggiunge di più alla Pasqua? A noi sembra sufficiente la vittoria di Gesù sulla morte e la sua presenza – da risorto – in mezzo ai suoi. Cosa potremmo chiedere di più?
Invece nella ascensione c’è il vero compimento del percorso iniziato con l’incarnazione per due aspetti importanti e collegati. Gesù che ascende al cielo vive la sua glorificazione: entra nella gloria di Dio e – secondo aspetto – vi entra portando con sé la nostra umanità che, per mezzo di lui – diviene partecipe e viene ammessa alla gloria di Dio.

Nel giorno di Pasqua, nell’apparizione di Gesù a Maria Maddalena, Gesù aveva detto a quella discepola prediletta: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro””. (Gv 20,17)

Non possiamo e non è conveniente per noi trattenere Gesù. La sua glorificazione ci apre la strada per la partecipazione piena alla gloria di Dio, ci dona la possibilità di poter sedere anche noi in quel posto che il Signore è andato a prepararci (Cfr. Gv 14). 

Dal Salmo 47
Popoli tutti, battete le mani! 
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni.

Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo.

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