Come me

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Dal Vangelo secondo Giovanni (13,31-35)
Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. 
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

Siamo più abituati a sentire dei comandamenti che ci proibiscono di fare qualcosa (non rubare, non commettere adulterio, non uccidere, non testimoniare il falso …).
Gesù ci dà un comandamento nuovo e ci “comanda” di amare.
Si può comandare di amare?
Nella nostra cultura l’amore è qualcosa di totalmente spontaneo: nasce dal cuore. Noi facciamo coincidere l’amore con il sentimento, a volte addirittura con l’emozione dell’innamoramento.

L’amore per Gesù è il dono della vita per gli amici. Non c’è un amore più grande, ma non c’è neppure un altro amore. Questo è l’amore che Gesù ci comanda: quello che ha vissuto lui.
Questo comandamento nuovo, è nuovo soprattutto perché abbiamo potuto vedere fino a che punto arriva l’amore; qualcuno potrebbe dire che Gesù ha stabilito un nuovo record o un nuovo parametro di amore. Non basta più amare il prossimo come sé stessi. Gesù ha amato fino al dono della vita.

San Paolo ha alcuni passaggi che ci aiutano a comprendere “lo scandalo” di questo amore che diventa modello.
Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini. (1Cor 1,22-25)

Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. (Rom 5,7-8)

Che diremo dunque di queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!
Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello.
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore. (Rom 8,31-39)

Questo amore rappresenta la novità del comandamento di Gesù.

Dal Salmo 145
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.

Per far conoscere agli uomini le tue imprese
e la splendida gloria del tuo regno.
Il tuo regno è un regno eterno,
il tuo dominio si estende per tutte le generazioni.

Oggi preghiamo in particolare per i ragazzi e le ragazze di seconda media che riceveranno il sacramento della Confermazione a Santarcangelo per le mani del Vescovo Francesco. Il Signore li/le renda fedeli testimoni dell’amore di Dio.

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