Obbedienza che salva

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Dalla lettera agli Ebrei (4,14-16; 5,7-9)
Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato. 
Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno.
[Cristo, infatti,] nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.

L’obbedienza è spesso rappresentata come un giogo che limita e costringe. 
Spesso la si contrappone alla libertà.
In Gesù contempliamo oggi la libera scelta di obbedire e il mistero di una obbedienza che diviene causa di salvezza per coloro che, a loro volta, obbediscono a lui.
Anche Gesù ha dovuto imparare l’obbedienza: Lui, il cui cibo è fare la volontà del Padre (Cfr. Gv 6), ha dovuto imparare l’obbedienza come luogo in cui si esercita pienamente la propria libertà, e l’ha imparato attraverso un patimento, cioè non prima di tutto come un concetto, ma come qualcosa che, per essere fatto proprio, ha chiesto di passare dalla sensibilità del corpo.
L’obbedienza è il primo segno della Pasqua: morire a noi stessi, morire al “secondo me” per ritrovarsi pienamente vivi e liberi nella “volontà del Padre”.

Dal Salmo 31
In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso;
difendimi per la tua giustizia.
Alle tue mani affido il mio spirito;
tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele.

Sono il rifiuto dei miei nemici
e persino dei miei vicini,
il terrore dei miei conoscenti;
chi mi vede per strada mi sfugge.
Sono come un morto, lontano dal cuore;
sono come un coccio da gettare.

Ma io confido in te, Signore;
dico: «Tu sei il mio Dio,
i miei giorni sono nelle tue mani».
Liberami dalla mano dei miei nemici
e dai miei persecutori.

Sul tuo servo fa’ splendere il tuo volto,
salvami per la tua misericordia.
Siate forti, rendete saldo il vostro cuore,
voi tutti che sperate nel Signore.

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