Ciò che porta alla pace

Dal Vangelo secondo Luca (19,41-44)
In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi.
Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».

C’è davvero da piangere nel vedere l’incapacità degli uomini a comprendere ciò che porta alla pace e nel vedere invece come, dopo migliaia di anni si accaniscano a perseverare nelle logiche della guerra.
L’incapacità di riconoscere ciò che porta alla pace, inevitabilmente conduce alla guerra, alla distruzione e alla morte: è una conseguenza inevitabile.
Se non si percorre la via della pace in modo consapevole e determinato, non c’è alternativa alla guerra: non esiste una terza via.

Guardandosi intorno, nelle situazioni piccole e grandi, nelle nostre beghe e nei grandi conflitti che insanguinano il mondo, la costante è sempre la medesima: l’incapacità di riconoscere la via che conduce alla pace o, anche quando si riconosce, l’incapacità di sceglierla e di percorrerla.

Ci fa bene vedere il pianto del Signore, perché chi piange non si è rassegnato alla stupidità dell’uomo, non considera ancora impossibile all’uomo riconoscere la via della pace. Il pianto del Signore dice la fiducia di Dio nell’uomo, accanto alla sofferenza paterna nel vedere la fragilità dei suoi figli.

Oggi preghiamo per Gerusalemme, per Gaza, per la Siria, per il Libano, per la Libia, per lo Yemen, per il Centrafrica, per la Repubblica democratica del Congo, per l’Ucraina, il Pakistan, la Nigeria, il Brasile, il Venezuela… preghiamo anche per il nostro Paese perché il Signore ci insegni e riconoscere ciò che conduce alla pace e a seguirlo.

Salmo 122
Quale gioia, quando mi dissero:
»Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme!
Gerusalemme è costruita
come città unita e compatta.

È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide.

Chiedete pace per Gerusalemme:
vivano sicuri quelli che ti amano;
sia pace nelle tue mura,
sicurezza nei tuoi palazzi.
Per i miei fratelli e i miei amici
io dirò: «Su te sia pace!».
Per la casa del Signore nostro Dio,
chiederò per te il bene.

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