Servi inutili

servi

Dal Vangelo secondo Luca (17,7-10)
In quel tempo, Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Pazienza servi, Signore, ma inutili!?!
Nella nostra mentalità efficentista non c’è nulla di più grave dell’inutilità: lo sentiamo come un carattere inaccettabile. Possiamo accettare di essere anche solo servi, ma che quello che facciamo sia utile, è il minimo che possiamo considerare come dignitoso.
Invece il Vangelo insiste provocatoriamente su questo carattere della inutilità che potremmo anche tradurre con il termine gratuità.

La gratuità, infatti, non è data solo dall’atteggiamento generoso di chi si mette a disposizione senza percepire nulla in contraccambio, ma è data anche dalla non-necessità del gesto che si compie per servizio.
Per esempio portare un fiore ad una persona ammalata è un gesto non necessario che esprime una totale gratuità; così come pregare o partecipare alla liturgia è un gesto totalmente gratuito che non risponde alla logica funzionale.

Ci sono molti cristiani che si scandalizzano di fronte ad una monaca di clausura; dicono: non sarebbe più utile donare la sua vita a chi ha bisogno di aiuto? Ecco invece la logica della inutilità/gratuità che si traduce nel segno di una vita totalmente donata.

C’è un bel gesto che si compie nel giovedì santo, nel momento della lavanda dei piedi (gesto di per sé inutile perché chi è lì, molto spesso, i piedi li ha già lavati); dopo il lavaggio il sacerdote bacia il piede delle persona che ha di fronte a testimoniare che il significato di quel gesto non è affatto funzionale, ma è da leggere nella logica di un amore che si dona gratuitamente. Un testo evangelico molto espressivo è quello della donna che profuma il capo di Gesù in Mc 14,3-9 (che spreco! dicono i discepoli).

Dal Salmo 86
Signore, tendi l’orecchio, rispondimi,
perché io sono povero e misero.
Custodiscimi perché sono fedele;
tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te confida.

Pietà di me, Signore,
a te grido tutto il giorno.
Rallegra la vita del tuo servo,
perché a te, Signore, rivolgo l’anima mia.

Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi t’invoca.
Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce delle mie suppliche.

Grande tu sei e compi meraviglie:
tu solo sei Dio.
Mostrami, Signore, la tua via,
perché nella tua verità io cammini;
tieni unito il mio cuore,
perché tema il tuo nome.

Ti loderò, Signore, mio Dio, con tutto il cuore
e darò gloria al tuo nome per sempre,
perché grande con me è la tua misericordia:
hai liberato la mia vita dal profondo degli inferi.

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