Ricompensa

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Dal Vangelo secondo Luca (14,12-14)
In quel tempo, Gesù disse al capo dei farisei che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Qual è la ricompensa che cerchiamo nel bene che facciamo? Qual è la gratificazione che pretendiamo per l’impegno che offriamo? Qual è la nostra vera gratuità?
Gesù è molto radicale su questo tema perché per un discepolo del regno ogni gesto di carità è segno dell’offerta della vita che, per un credente, può essere fatta in modo sensato, solo nella fede della risurrezione: lì c’è la nostra vera ricompensa.
Un cristiano non vive la gratuità perché è generoso, ma perché attraverso quel servizio , quel dono di sé, vive la sua pasqua di morte e risurrezione, imita e segue il suo Signore nel vivere il mistero della croce che ha il suo corrispettivo nella vittoria definitiva sulla morte.

Ogni altra ricompensa, pur ragionevole dal punto di vista umano, svilisce l’orizzonte in cui si colloca la logica del servizio, dell’accoglienza e del dono di sé.

Questa fede e questa speranza è quella che sostiene e motiva l’atto supremo di carità e di offerta di sé che è quello vissuto dai martiri. L’offerta della loro vita è una testimonianza della fede in Cristo non solo per l’idea che professano, ma anche perché lo stesso atto diviene una professione di fede nella risurrezione.

Se ti interessa e hai tempo, puoi leggere anche questo articolo: Credo nella risurrezione

Salmo 16
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu,
solo in te è il mio bene».

Agli idoli del paese,
agli dèi potenti andava tutto il mio favore.
Moltiplicano le loro pene
quelli che corrono dietro a un dio straniero.
Io non spanderò le loro libagioni di sangue,
né pronuncerò con le mie labbra i loro nomi.

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi:
la mia eredità è stupenda.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.
Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.

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