Non sei lontano

nicodemo1

Dal Vangelo secondo Marco (12,28-34)
In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

L’incontro con questo scriba è narrato in modo molto diverso dai vari vangeli. Nel vangelo secondo Luca, per esempio, si dice che dopo aver ascoltato la risposta di Gesù, lo scriba, volendo giustificarsi, domandò: “chi è il mio prossimo?” e Gesù narra la famosa parabola del buon samaritano.
Nel vangelo secondo Marco il dialogo sembra avvenire in modo più disteso. Lo scriba conferma in modo convinto le parole del Signore e ci si ritrova, tanto da farle sue e collegarle all’insegnamento dei profeti. Eppure questo scriba rimane vicino al regno, ma non ne fa ancora parte. Perché?
Perché non è sufficiente sapere. Non è sufficiente la conoscenza. Se essa non è incarnata nella vita rimane una possibilità a cui non si da corpo realmente.

Papa Francesco, nell’esortazione apostolica Gaudete et exultate usa parole molto dure contro lo gnosticismo. Per molti di noi questa parola riguarda una corrente di pensiero del passato contro cui molti antichi padri della Chiesa hanno lottato. Papa Francesco ritiene che sia un pericolo attuale. ascoltiamolo brevemente:

Lo gnosticismo suppone «una fede rinchiusa nel soggettivismo, dove interessa unicamente una determinata esperienza o una serie di ragionamenti e conoscenze che si ritiene possano confortare e illuminare, ma dove il soggetto in definitiva rimane chiuso nell’immanenza della sua propria ragione o dei suoi sentimenti».[35]
Grazie a Dio, lungo la storia della Chiesa è risultato molto chiaro che ciò che misura la perfezione delle persone è il loro grado di carità, non la quantità di dati e conoscenze che possono accumulare. Gli “gnostici” fanno confusione su questo punto e giudicano gli altri sulla base della verifica della loro capacità di comprendere la profondità di determinate dottrine. Concepiscono una mente senza incarnazione, incapace di toccare la carne sofferente di Cristo negli altri, ingessata in un’enciclopedia di astrazioni. Alla fine, disincarnando il mistero, preferiscono «un Dio senza Cristo, un Cristo senza Chiesa, una Chiesa senza popolo».[36]
[…]
Neppure si può pretendere di definire dove Dio non si trova, perché Egli è misteriosamente presente nella vita di ogni persona, nella vita di ciascuno così come Egli desidera, e non possiamo negarlo con le nostre presunte certezze. Anche qualora l’esistenza di qualcuno sia stata un disastro, anche quando lo vediamo distrutto dai vizi o dalle dipendenze, Dio è presente nella sua vita. Se ci lasciamo guidare dallo Spirito più che dai nostri ragionamenti, possiamo e dobbiamo cercare il Signore in ogni vita umana. Questo fa parte del mistero che le mentalità gnostiche finiscono per rifiutare, perché non lo possono controllare.
(Gaudete et Exultate nn. 36-37.42)

Anche se questo scriba non è lontano dal regno di Dio, vi potrà entrare solamente se farà quanto ha compreso come vero nella sua mente, se tradurrà la sua conoscenza della verità in esercizio dell’amore e della carità, se quel prossimo assumerà il volto di un fratello concreto che sarà riconosciuto come destinatario degno del nostro amore.

Nel vangelo secondo Luca (cap.10), la parabola del buon samaritano si conclude con una domanda di Gesù al dottore della Legge: “chi è stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?” Il dottore della legge risponde: “colui che ha avuto compassione di lui”. E Gesù gli dice: “Va’ e anche tu fa’ lo stesso!” … allora entrerai nel regno di Dio.

Dal Salmo 37
Confida nel Signore e fa’ il bene:
abiterai la terra e vi pascolerai con sicurezza.
Cerca la gioia nel Signore:
esaudirà i desideri del tuo cuore.

Affida al Signore la tua via,
confida in lui ed egli agirà:
farà brillare come luce la tua giustizia,
il tuo diritto come il mezzogiorno.

Sta’ in silenzio davanti al Signore e spera in lui;
non irritarti per chi ha successo,
per l’uomo che trama insidie.

Il Signore rende sicuri i passi dell’uomo
e si compiace della sua via.
Se egli cade, non rimane a terra,
perché il Signore sostiene la sua mano.

Sono stato fanciullo e ora sono vecchio:
non ho mai visto il giusto abbandonato
né i suoi figli mendicare il pane;
ogni giorno egli ha compassione e dà in prestito,
e la sua stirpe sarà benedetta.

Sta’ lontano dal male e fa’ il bene
e avrai sempre una casa.
Perché il Signore ama il diritto
e non abbandona i suoi fedeli.
Gli ingiusti saranno distrutti per sempre
e la stirpe dei malvagi sarà eliminata.

I giusti avranno in eredità la terra
e vi abiteranno per sempre.
La bocca del giusto medita la sapienza
e la sua lingua esprime il diritto;
la legge del suo Dio è nel suo cuore:
i suoi passi non vacilleranno.

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