Servo dei servi

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Dal Vangelo secondo Luca (12,35-38)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».

L’immagine che Gesù evoca era un immagine comune per gli Ebrei. Essere pronti con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese rievocava le immagini della Pasqua ebraica secondo il racconto dell’Esodo: così avevano atteso la liberazione del Signore (Cfr Es 12). L’attesa del padrone che torna dalle nozze è un’attesa pasquale ed è un’attesa che sfocia in un’esperienza sorprendente: sarà lo stesso padrone che farà mettere a tavola i suoi servi e passerà a servirli.

E’ una delle immagini più commoventi del Vangelo che ci mostra il ribaltamento dei ruoli per l’amore profondo che il Signore ha per noi: colui che è più grande si fa nostro servitore per amore. Ma solo chi vive la vigilanza potrà fare questa esperienza straordinaria. Chi si addormenta, chi non rimane sveglio non potrà contemplare il prodigio dell’amore di un Dio che trasforma i servi in amici (Cfr Gv 15) e si fa lui servo dei suoi amici. Per amore.

Non è semplice comprendere e accogliere questo ribaltamento. Simon Pietro nell’ultima cena si ribella: non mi laverai i piedi in eterno! (Cfr. Gv 13). Anche in questo occorre vigilanza per non dimenticare che pur se discepoli, siamo chiamati ad accogliere il dono della grazia che ci è concessa non per meriti, ma per la misericordia e la bontà di Dio.

Lettera ai Filippesi cap. 2
Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù:
egli, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!,
a gloria di Dio Padre.

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