… è venuto per servire

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Ghislaine Howard, Lavanda dei piedi (particolare), 2004, Oxford collezione chiesa metodista

Dal Vangelo secondo Marco (10,35-45)
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». 
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Prima che un insegnamento morale sul modo di vivere da discepoli, questo testo del Vangelo è una delle più importanti rivelazioni del volto di Gesù nel vangelo secondo Marco. In un’opera che è tutta tesa a rispondere alla domanda “chi è Gesù?“, in questa pagina si alza un velo che ci consente di riconoscere la verità sul Cristo di Dio. Egli è colui che è venuto per servire e dare la sua vita in riscatto per molti.

Non è venuto per farsi servire! Non è venuto per riscuotere tributi da parte nostra! Non è venuto perché noi possiamo dimostrare che facciamo qualcosa per lui! Ma è venuto per dare la sua vita, per testimoniarci il suo amore, per salvare e riscattare la nostra vita. Questo è il volto autentico del Figlio di Dio che abbiamo scelto di seguire!
Ogni altra immagine è una distorsione, come è una distorsione la pretesa dei figli di Zebedeo di poter partecipare della gloria del Figlio dell’Uomo secondo una logica di prestigio e di dominio. La sua gloria è la croce, quella che i discepoli non riescono ad accettare, quella che anche noi rischiamo di considerare un incidente di percorso.

Seguire Gesù, essere suoi discepoli, partecipare alla sua Pasqua significa bere quel calice che rappresenta la totale e libera adesione alla volontà del Padre (Cfr Mt 26,39-42); significa ricevere il battesimo della passione, morte e risurrezione (Cfr. Lc 12,50) che anche per Gesù non è stato facile accogliere. Eppure la via passa di lì e i suoi discepoli sono invitati a seguirlo vivendo prima di tutto uno stile di servizio nelle relazioni vicendevoli. Il servizio è la scuola della Pasqua.
Per noi discepoli vivere il servizio significa accogliere la logica della croce e testimoniare il nostro desiderio di vivere la vita nell’amore, sull’esempio del Signore Gesù.

Salmo 2
Perché le genti sono in tumulto
e i popoli cospirano invano?
Insorgono i re della terra
e i prìncipi congiurano insieme
contro il Signore e il suo consacrato:
«Spezziamo le loro catene,
gettiamo via da noi il loro giogo!».

Ride colui che sta nei cieli,
il Signore si fa beffe di loro.
Egli parla nella sua ira,
li spaventa con la sua collera:
«Io stesso ho stabilito il mio sovrano
sul Sion, mia santa montagna».

Voglio annunciare il decreto del Signore.
Egli mi ha detto: «Tu sei mio figlio,
io oggi ti ho generato.
Chiedimi e ti darò in eredità le genti
e in tuo dominio le terre più lontane.
Le spezzerai con scettro di ferro,
come vaso di argilla le frantumerai».

E ora siate saggi, o sovrani;
lasciatevi correggere, o giudici della terra;
servite il Signore con timore
e rallegratevi con tremore.
Imparate la disciplina,
perché non si adiri e voi perdiate la via:
in un attimo divampa la sua ira.
Beato chi in lui si rifugia.

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