Il segno

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Dal Vangelo secondo Luca (13,29-32)
In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.  Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

I segni sembrano non bastare mai a chi non vuole decidere. La fede non prevede un segno ultimo e inconfutabile per muovere alla conversione.
Gesù nella sua predicazione accompagnava la parola con dei segni, ma erano segni che non obbligavano alla fede, ma invitavano a contemplare il regno di Dio in atto, quel regno che spesso rimaneva nascosto ai sapienti e agli intelligenti, ma che riempiva di gioia e di lode i piccoli.

Questa generazione è malvagia perché non coglie il segno che è Gesù e vorrebbe altri segni. E’ più malvagia dei cittadini di Ninive per i quali Dio aveva decretato lo sterminio senza possibilità di appello: la predicazione di Giona e la conversione di Ninive ha mosso Dio a compassione.

La regina del sud, donna ricca e potente, si mette in movimento per ascoltare la sapienza di Salomone perché intuisce che vale la pena affrontare quel viaggio.

Alle persone che ascoltano Gesù accade la stessa cosa che era accaduto ai cittadini di Nazareth, i quali, di fronte alla rivelazione di Gesù, avanzano la pretesa di poter vedere qualche guarigione. La presunzione di sapere come stanno le cose impedisce il percorso della fede e chiude all’accoglienza di Gesù.

Salmo 95
Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.
Perché grande Dio è il Signore,
grande re sopra tutti gli dèi.
Nella sua mano sono gli abissi della terra,
sono sue le vette dei monti.
Suo è il mare, è lui che l’ha fatto;
le sue mani hanno plasmato la terra.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
»Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere.

Per quarant’anni mi disgustò quella generazione
e dissi: «Sono un popolo dal cuore traviato,
non conoscono le mie vie».
Perciò ho giurato nella mia ira:
«Non entreranno nel luogo del mio riposo»».

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