Il volto del prossimo

l_iconaGoodSamaritanEcoMarApr2016

Dal Vangelo secondo Luca (10,25-37)
In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Per il dottore della legge, che vuole mettere alla prova Gesù, non è sufficiente conoscere la verità e conoscere la legge; dentro di lui c’è come una frattura che non lo conduce a tradurre in gesti quanto afferma a parole. E’ molto più che incoerenza. E’ quasi un abisso su cui Gesù cerca di costruire un ponte, una ferita profonda nel rapporto con Dio che Gesù cerca di sanare.
Per questo Gesù non da la risposta alla domanda, ma, attraverso la parabola, lo conduce a comprendere come la legge che conosce bene chiede di essere declinata dalla compassione. Senza la compassione (o san Paolo direbbe la carità, Cfr. 1Cor 13) la conoscenza non giova a nulla. Sarà lui a scoprire la risposta. A Gesù rimane solo un invito: «Va’, anche tu fa’ così!».

Anche per noi è così. Anche noi siamo forti a proclamare i valori (io per primo), a fare le prediche, a dire come dovrebbe andare il mondo, ma finché non guardiamo con compassione gli uomini e le donne che la provvidenza ci pone accanto o di fronte, essi non diventeranno mai il nostro prossimo; ci sentiremo esonerati dal fermarci, dal pensare che proprio ad essi il comandamento di Dio si riferisce.
Un uomo, una donna, diventa il mio prossimo quando io ho il coraggio di guardare il suo volto, di riconoscere il suo essere uomo/donna come me, il riconoscere che la sua vita mi riguarda e mi interpella. Non dipende da lui/lei, dal suo passaporto, dal colore della sua pelle, dal suo stato sociale, dalla sua religione … dipende solo da me, dai miei occhi, dalla mia mente dal mio cuore, dalle mie mani e piedi (più o meno in questa successione).

Salmo 82
Dio presiede l’assemblea divina,
giudica in mezzo agli dèi:
«Fino a quando emetterete sentenze ingiuste
e sosterrete la parte dei malvagi?
Difendete il debole e l’orfano,
al povero e al misero fate giustizia!
Salvate il debole e l’indigente,
liberatelo dalla mano dei malvagi!».

Non capiscono, non vogliono intendere,
camminano nelle tenebre;
vacillano tutte le fondamenta della terra.

Io ho detto: «Voi siete dèi,
siete tutti figli dell’Altissimo,
ma certo morirete come ogni uomo,
cadrete come tutti i potenti».

Àlzati, o Dio, a giudicare la terra,
perché a te appartengono tutte le genti!

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