Desolata

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Dal Vangelo secondo Giovanni (19,25-27)
In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

Il dolore di Maria non è solo il dolore di una madre che assiste impotente alla morte del figlio. Una morte ingiusta come la morte di ogni figlio che non dovrebbe mai essere precedente a quella di un genitore.
Il dolore di Maria sotto la croce diviene, ancora una volta, un dolore fecondo.
Gesù lo rende il dolore di un parto che genera vita.
Sotto la croce di Gesù Maria è chiamata dal Figlio a divenire madre dando una prospettiva a quella sofferenza.

E’ il mistero della Pasqua!
La morte è principio di una vita nuova che viene direttamente dalle mani e dal cuore di Dio. Maria lo sperimenta, in anticipo, sotto la croce in virtù delle parole di Gesù.

Per me il commento più bello a questo testo del Vangelo rimane la canzone del Gen Rosso dal titolo “Desolata” che rivela proprio questo mistero di morte e di vita che si intrecciano nel cuore di Maria. Vale la pena ascoltarlo o ri-ascoltarlo in questa giornata.

Dal Salmo 22
Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Lontane dalla mia salvezza le parole del mio grido!
Mio Dio, grido di giorno e non rispondi;
di notte, e non c’è tregua per me.

Eppure tu sei il Santo,
tu siedi in trono fra le lodi d’Israele.
In te confidarono i nostri padri,
confidarono e tu li liberasti;
a te gridarono e furono salvati,
in te confidarono e non rimasero delusi.

Ma io sono un verme e non un uomo,
rifiuto degli uomini, disprezzato dalla gente.
Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!».

Sei proprio tu che mi hai tratto dal grembo,
mi hai affidato al seno di mia madre.
Al mio nascere, a te fui consegnato;
dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio.
Non stare lontano da me,
perché l’angoscia è vicina e non c’è chi mi aiuti.

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