Pronti?

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Dal Vangelo secondo Matteo (24,42-51)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.
Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni. Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti».

Un padrone e un servo.
Il padrone deve vigilare per non lasciarsi scassinare la casa. Se accade è perché non è stato prudente e non ha messo in atto delle strategie di opportuna difesa. Quello che si chiede al padrone è di essere vigilante.
Al servo è richiesto di essere responsabile di ciò che gli è stato affidato. Ha delle mansioni da adempiere facendo le veci del padrone e non può abusare della fiducia che gli è stata accordata, ne pensare che il tempo dell’attesa si protragga all’infinito: arriverà il momento della resa dei conti e l’esito sarà conseguente a come è stata vissuta la responsabilità.

Devo ammettere che questo brano di vangelo mi mette un po’ a disagio, soprattutto dopo che, diversi anni fa’, ho visto un film di Nanni Moretti (La stanza del figlio – 2002) che riporta questo testo durante la scena del funerale del figlio morto annegato. Questo testo evangelico fa infuriare il protagonista (interpretato da Nanni Moretti) che si domanda, in modo violento, cosa significhi questa parola che lui avverte come un insulto alla tragedia che sta vivendo.

Mi rendo conto che solo nella logica della fede questo testo può avere un valore; solo per chi vive una relazione vera con il Signore ha un senso vivere l’attesa di un incontro e un atteggiamento di prudenza rispetto a ciò che potrebbe accadere.
Chi invece ritiene di essere arbitro del suo destino, di poter determinare la propria vita; per chi giudica i fatti che accadono secondo una logica di fatalità, questo testo può risultare una pietra di inciampo.

Dal Salmo 39
Ho detto: «Veglierò sulla mia condotta
per non peccare con la mia lingua;
porrò un freno alla mia bocca
mentre l’empio mi sta dinanzi».
Sono rimasto quieto in silenzio: tacevo privo di bene,
la sua fortuna ha esasperato il mio dolore.
Ardeva il cuore nel mio petto,
al ripensarci è divampato il fuoco;
allora ho parlato: «Rivelami, Signore, la mia fine;
quale sia la misura dei miei giorni
e saprò quanto è breve la mia vita».

Vedi, in pochi palmi hai misurato i miei giorni
e la mia esistenza davanti a te è un nulla.
Solo un soffio è ogni uomo che vive,
come ombra è l’uomo che passa;
solo un soffio che si agita,
accumula ricchezze e non sa chi le raccolga.

Ora, che attendo, Signore? In te la mia speranza.
Liberami da tutte le mie colpe,
non rendermi scherno dello stolto.
Sto in silenzio, non apro bocca,
perché sei tu che agisci.

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