Fede circolare

Trasfigurazione_03

Dal Vangelo secondo Matteo (17,14-20)
In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell’acqua. L’ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo». 
E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me». Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito.
Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: “Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile».

Parole molto dure quelle di Gesù. Sembra quasi esasperato, al culmine della sopportazione. A chi sono rivolte? Non certo a quel padre che, con fiducia, si è rivolto ai discepoli di Gesù riconoscendo la loro possibilità di intercedere per la guarigione del figlio malato. I destinatari delle parole di Gesù sembrano essere proprio i discepoli e la loro poca fede.

Essi si stupiscono per l’inefficacia del loro intervento, ma l’unica vera garanzia della riuscita della guarigione è che ci sia fede in colui che domanda e in coloro che agiscono ed hanno ricevuto un mandato. Una fede circolare.

Sento molto forte questo richiamo di Gesù.
Il suo sfogo, istintivamente, mi verrebbe da rivolgerlo alle persone che corrispondono poco al mio impegno. Gesù invece si rivolge proprio a me e mi chiede se la mia fede crede che nulla sia impossibile a Dio.
Associo a me tutti i i preti e i diaconi, i genitori, gli educatori, gli insegnanti, … tutti coloro che – a volte -, presi dallo sconforto, scaricano la responsabilità della loro inefficacia sui destinatari dell’azione pastorale o educativa; il Signore Gesù ci chiede di avere fede in lui, nella potenza di Dio, nella sua misericordiosa e umile capacità di spostare le montagne.

Salmo 114
Quando Israele uscì dall’Egitto,
la casa di Giacobbe da un popolo barbaro,
Giuda divenne il suo santuario,
Israele il suo dominio.

Il mare vide e si ritrasse,
il Giordano si volse indietro,
le montagne saltellarono come arieti,
le colline come agnelli di un gregge.

Che hai tu, mare, per fuggire,
e tu, Giordano, per volgerti indietro?
Perché voi, montagne, saltellate come arieti
e voi, colline, come agnelli di un gregge?

Trema, o terra, davanti al Signore,
davanti al Dio di Giacobbe,
che muta la rupe in un lago,
la roccia in sorgenti d’acqua.

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