Non è uguale per tutti

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Dal Vangelo secondo Matteo (13,10-17)
In quel tempo, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!».

In ogni aula di tribunale d’Italia campeggia la scritta: “La legge è uguale per tutti!” E’ un’affermazione che ci rassicura e apparentemente ci tutela; ci sembra un’ottima premessa per chi domanda giustizia.

Il Vangelo sembra pensarla diversamente. Gesù, mentre parla con i discepoli, distingue tra voi e loro, ponendo un elemento di discrimine che ci lascia un po’ interdetti.
Perché Dio discrimina? Perché non tratta tutti in egual modo?
La risposta è semplice e la dà Gesù nelle stesse parabole (per esempio quella del seminatore); siamo noi ad essere diversi e Dio, che è un Padre e non un giudice, che agisce secondo l’amore e non secondo la legge, tratta ognuno secondo il suo bisogno e nel rispetto della sua libertà.

Gesù agisce come educatore e, come tale, suscita delle domande.
L’ascolto delle parabole e dell’insegnamento sul Regno non può rimanere un esercizio intellettuale e o emotivo, ma deve muovere a delle scelte, dovrebbe provocare alla sequela di Gesù. Suscitando la domanda, lasciando un elemento di incomprensibilità che invita alla ricerca, Gesù cerca di mettere in moto un percorso spirituale che parte da una provocazione.

C’è un’altra frase che ci lascia interdetti: “a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha“.
Noi abbiamo un’idea statica della realtà; pensiamo che se uno è povero (da tutti i punti di vista) non può peggiorare. Invece Gesù ci ammonisce: chi non si mette in movimento, che non coglie l’occasione e cerca di crescere, chi si accontenta della sua mediocrità, … farà la triste esperienza di passare dal male al peggio perché la realtà è dinamica e, se non la si contrasta, tende naturalmente all’impoverimento.
E’ come un’energia che, se non viene alimentata, si esaurisce.

Salmo 127
Se il Signore non costruisce la casa,
invano si affaticano i costruttori.
Se il Signore non vigila sulla città,
invano veglia la sentinella.

Invano vi alzate di buon mattino
e tardi andate a riposare,
voi che mangiate un pane di fatica:
al suo prediletto egli lo darà nel sonno.

Ecco, eredità del Signore sono i figli,
è sua ricompensa il frutto del grembo.
Come frecce in mano a un guerriero
sono i figli avuti in giovinezza.

Beato l’uomo che ne ha piena la faretra:
non dovrà vergognarsi quando verrà alla porta
a trattare con i propri nemici.

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